«Và a quel paese»

Và a quel paese! E’ così semplice, bello, puro a volte mandare qualcuno a quel paese. O anche esserci mandati. E perché invece quando ne facciamo il resoconto agli amici, vogliamo bullarci? Perchè, quando raccontiamo di una discus­sione un po' accesa, me­glio an­cora una LITE botta e risposta, asse­gnamo ai buoni - noi, sempre, buoni - una postura rilassata, un tono conci­liante, un timbro caldo e suadente della voce, verbi perfetti, e ai cattivi una voce da pirla, muscoli della faccia tesi, verbi sbagliati?

 E' così, eh! Nei resoconti noi diventiamo Franco Nero - anche le donne, tutti quanti coi baffi -, e l'altro parla come se avesse un'arancia in bocca. 

Esempio: comunque siano andati i fatti, io racconterò un tamponamento d'auto più o meno così: 'Niente cara, ero lì al semaforo, c'era verde, avevo la precedenza... arriva un cretino che mi schianta la fiancata, mi sfrisa persino il fanalino. Io scendo, lo guardo e gli dico: <<Mi scusi, gentilmente, io provenivo da destra. Ecco, il codice della strada di questo nostro bel paese che si è dato delle regole che tutti dovremmo rispettare, prevede che la precedenza l'abbia colui il quale proviene da destra. Ora, provenendo io da destra, che cosa avrebbe dovuto fare lei nei miei confronti per quanto riguarda la precedenza?!?>> e lui <<MO QUOLE COZZO DO PROCEDONZA!!!>>'. Ecco: secondo questa versione, l'al­tro avrebbe detto te­stual­mente "Mo quole cozzo do pro­ce­donza" Tutto con la O. Noi lì a ricordargli, e pure con un certo stile, una norma fondamentale del codice e lui: o è l'autore di "Goroboldo fofforòto" (ve la ricordate, "Garibaldi fu ferito" tutta con la 'o', che poi diventava Garabalda, Gherebelde o Gerebelde, a se­conda! Io mi ero specializzato e riuscivo a farla con la 'p': GPRPBPLDPFPFPRPTP!!!) oppure ha ingoiato un piccione. O è un deficiente. Non ci sono alternative.  

 

 Noterete, poi, che secondo la nostra versione gli argomenti del ne­mico sono as­solutamente privi di contenuto logico. Ma SEMPRE. Un altro racconto-tipo: 'Niente cara, arriva questo e gli faccio: <<Mi consenta. Questo, lo vede?, è un passo carraio e io attendo di uscire da ore. Ora, lei avrebbe dovuto come minimo... optimum sarebbe stato non lasciare la macchina in siffatto luogo, o quantomeno lasciare la folle, o perlomeno un biglietto nel tergicristalli indicante il negozio in cui si era recato... o no?>> e lui <<EH, ALLORA, QUI E LA', IL PASSO CARRAIO E MICA IL PASSO CARRAIO, E POI SE VOLEVA PASSAVA, E UNA COSA E L'ALTRA>>'.  Cosa vuol dire "Il passo car­raio e MICA il passo carraio"? "Una cosa e l'altra?". Ma COSA!?! Parla, cazzo, esprimiti! Uéh, 'una cosa e l'altra', dico a te! Perchè a pro­posito!: è fondamentale, nelle liti, iniziare la propria frase con l'ultima del nemico, però usata come epi­teto. Esempio: uno dice "Per me non sei in grado di comprendere la con­tin­genza" <<Uhè, contin­genza, io non sarò in grado, ma tu...>> eccetera. E at­tenzione: mag­giore è l'effetto che si vuole ottenere quanto più lungo è il frammento acquisito: "Guarda, ti dico che l'esca migliore per il branzino è la mosca ama­ranto dei lecci, trattata con la mousse di peperoni" <<Uhè, mosca ama­ranto dei lecci trattata con la mousse di peperoni!...>>

 Di solito il racconto si chiude con "Potevo ammazzarlo, ma non vo­levo spor­carmi le mani". Nei rac­conti, stavamo SEMPRE per ammazzarlo ma poi"... Non vale la pena andare in galera per un PPIrla", oppure "Meno male che c'era un signore che mi ha portato via perchè se no me lo man­giavo". Questo nel caso in cui non abbiamo combinato niente. Oppure, caso B, caso in cui ci sia stata effettivamente una colluttazione, raccontiamo di avere vinto il nemico, che può es­sere un quadrumane che si nutre di resti umani smembrati, av­volto in un poncho fatto con la propria fedina penale MA!!! ... noi siamo riusciti a DIRGLI qual­cosa di così definitivo e tremendo, così umiliante che lui "HOEUH, NON HA PIU' DETTO UNA PAROLA. E' rimasto MUTO e se n'è ANDATO! Lui e il troione." Perchè il più delle volte c'è 'il troione' che può es­sere anche sua so­rella di nove anni, badessa, sordomuta, Nobel per la pace, che ci dava ragione, ma nel racconto di­venta troione. E l'altro rimane sempre muto, non dice 'più una pa­rola' e 'se ne va'. Con il troione in la­crime. <<Ma solo perchè ero in buona!>>.

 

P.S.P.S.P.C.A. (Post Scriptum Per Solutori Più Che Abili... e cioè coloro i quali considerano la Smemo una ‘saga a puntate’ al pari di Guerre Stellari o , meglio ancora, delle faraoniche storie di Jacques e quindi ogni anno con regolare fedeltà la comprano e la sfogliano con attenzione... o più semplicemente a quelli che hanno letto il mio pezzo sulla Smemo dell’anno scorso)

Ho scherzato. Quasi. E comunque ho perso, perché mi sono arrivate ben più delle mille lettere (e-mail / fax) da me indicati come soglia oltre la quale fare la famosa pubblica ammenda. Ho anche acuistato un modem, mi sono collegato a internet, e lentamente sto rispondendo a tutti gli insulti che ho giustamente ricevuto. Basta così?!? O vi devo mandare ancora tutti a quel paese?, così non la finiamo più? 

 

 Claudio Bisio