«Tema Libero»

Fin dalle elementari, quando si trattava di svolgere un “tema libero”, andavo in crisi. Passavo la prima ora a ciucciare la biro, a rosicchiare il tappino blu (quanti ne ho ingoiati!) e a martoriare il cappuccio, infilandomelo tra i denti con conseguente sanguinamento delle gengive. Piorrea, aveva diagnosticato il medico scolastico. No, horror vacui!, sentenziai io appena iniziai a studiare latino.

La seconda ora iniziavo a scrivere, così, a caso, senza avere ancora scelto il tema. Scrivevo parole senza senso, frasi con congiuntivi perfetti, a volte utilizzavo persino il passato remoto, ma mai che sapessi dove sarei andato a parare.

E poi, alla fine della seconda ora cestinavo il tutto e partivo in quarta con un racconto che mi sembrava eccezionale, singolare e pertinente.

Avete presente il film “I soliti sospetti”, quando alla fine del suo lungo racconto-confessione si scopre che Kaiser Soze aveva inventato tutto ispirato dagli oggetti che vedeva sul tavolo del commissario: da una foto, una scritta…?

Io, uguale. Una volta avevo appena letto sul giornale del prof abbandonato sulla cattedra un titolo che parlava del business dell’allevamento di struzzi… feci tutto il tema su quello, su cosa avrei voluto fare da grande. L’allevatore di struzzi!

Mi presi un bel due con il commento “Sei andato fuori tema”.

Riuscivo ad andare fuori tema anche quando il tema era libero!

 

Ma ora sono maturato, ho acquisito esperienza e perso capelli, e quindi ci provo (anche perché le mie due ore sono trascorse e ancora non ho iniziato)…

 

 

Un nome: Luca. Un cognome: Rossi. Tra i più comuni. Un’età: vent’anni. Un luogo: Milano. Un anno: 1986. Si parlava di “Milano da bere”, di edonismo (più o meno reaganiano), di disimpegno. Ma c’era anche chi, come il ventenne Luca, credeva di poter cambiare il mondo. Pacificamente. Le ideologie erano già al tramonto, ma gli ideali no, per fortuna. E questo ragazzo ne aveva, di ideali.  

Ma quella sera, quella sera del 23 Febbraio, in piazza Lugano, mentre correva per prendere la 91 (intesa come autobus) forse voleva solo distrarsi un po’. Stare con gli amici, parlare, ridere, anche discutere, come sempre.

E nel breve tragitto che lo separa dalla 91, incontra un proiettile vagante, esploso da un poliziotto in borghese che aveva appena litigato con due sconosciuti cercando di dividerli mentre si prendevano a botte.

Fato, certo. Sfiga, tanta. Ma come persino nei più scarsi manuali di scrittura viene detto che se all’inizio di un racconto viene descritta un’arma, prima o poi quell’arma sparerà, così è anche nella vita. E se la storia di Luca ha aiutato, qui da noi, a cambiare una legge liberticida, provate a raccontarlo a Donald Trump e alla sua lobby delle armi che più armi ci sono, più morti ci saranno!