«ONorevole OFFresi»

Era un onorato e onesto onorevole di nome Onofrio. Nonostante tutto una brava persona.
Prima di essere eletto conduceva una vita quasi normale.
Lavorava in una piccola officina, amava la musica classica (Offenbach in particolare) e a calcetto era il mago del fuorigioco, soprannominato dagli amici “Off side for ever”.
Aveva anche fondato un movimento politico denominato Rif Raf che nessuno ha mai saputo esattamente cosa volesse dire e proprio per questo tutte le congetture erano plausibili.
I più trasgressivi pensavano fosse riferito al mitico Riff Raff, maggiordomo transilvano del film cult “The Rocky Horror Picture Show”. Acqua.
I nostalgici pensavano fosse un’abbreviazione di RIFondiamo la RAF, mitica aviazione inglese. Oceano.
Alcuni cinefili agguerriti avevano letto in quelle due sillabe un chiaro riferimento allo struggente e quasi omonimo film di Ken Loach, ipotesi che perlomeno avrebbe offerto importanti indizi sull’orientamento socio-cultural-politico del suddetto gruppuscolo. Fossa delle Marianne.
Poi un giorno la nipote di un famoso numero uno, tal Ofelia Zoff, lesse sulla trentottesima pagina di un importante quotidiano nazionale la seguente frase:
“Esplode la riffa del refrain al roof garden di Raf”. Fuoco!
Raf era il cantante e Rif l’abbreviazione di riffa del refrain al roof garden… come non pensarci prima!
Ma tutto questo potrebbe portarci molto fuori (out off) e fuori linea (off line).

Il fatto è che il nostro solitario (one) onorevole viveva in una terra di mezzo che lo faceva credere onnipotente, mentre gli altri lo ritenevano semplicemente ondivago, una banderuola insomma, pronto a vendersi al miglior offerente.
Nel suo mondo onirico si sentiva di poter offuscare l’offensiva di tutti quei pecoroni, servi dei partiti (diceva) che non sono altro che cloni di loro stessi e il loro peso politico è meno di un’oncia e al loro cospetto lanciava un prot tanto onomatopeico quanto sconveniente pensando all’emiciclo in cui era stato urlato e all’orifizio da cui era scaturito.
Siete tutti pecoroni che camminano carponi con le palle a penzoloni, mentre io gatton gattoni mi ci metto a cavalcioni e facendo saltelloni sulle mogli ginocchioni!” aveva stampato (offset) e messo sul sito (on line).

Per molto tempo tutti lo considerarono un onere da pagare alla democrazia (in fin dei conti era stato eletto dal popolo italiano), culturalmente un onanista mentale, umanamente una lonza con il cuore di onice. I luoghi che lui frequentava erano off limits per tutti gli altri.

Poi accadde che la maggioranza iniziò ad andare a barcolloni e volarono ceffoni e il governo andò bocconi.

E tutti si ricordarono di quel omino che si credeva un omone che viveva nella terra di mezzo. Cercarono di convincerlo. Gli fecero ponti d’oro, sapendo che amava viaggiare gli offrirono una trasferta (all inclusive, of course) alle falde del kilimangiaro. Paraponzi ponzi pa, rispose.
Gli offrirono conti off shore. Si offese.
Un ruolo di comico emergente a Zelig off… ponderò l’offerta. Poi rifiutò, il suo palcoscenico l’aveva già, aveva gli scranni in legno e col suo piccolo bottone poteva fare il bello e il cattivo tempo.

Ci giocherellò con quel pulsante. On, off. On, off. Acceso, spento. Ad ogni suo movimento con la falangetta tutta l’Italia fremeva. Le borse fibrillavano. Coppie di fatto non sapevano se avrebbero potuto adottare o meno l’agognato bimbo; omaccioni di sessant’anni non sapevano se avrebbero potuto andare in pensione e quando; soldati nelle missioni di pace non sapevano che ne sarebbe stato di loro, americani armati di cemento e cazzuola non sapevano se andare avanti ad allargare le loro basi o tornarsene a casina sconsolati…

E lui, il nostro omino, resosi conto della troppa responsabilità a lui affidata, tolse il ditino (ditone per meglio dire) dal bottone, passò dalla buvette dove si fece un long drink (on the rocks, of course) e se ne andò da dove era venuto…
On the road.