«La Repubblica»
di Valeria Cerabolini

La Repubblica
Bisio:"Io, attore serio mi lasciai trasportare sul pianeta Transexual"

L´artista ricorda quando, da studente, interpretò il musical, che ora torna in versione blu-ray con due proiezioni al cinema Mexico. Animavamo le serate del venerdì in sala: mentre il film andava sullo schermo noi recitavamo e ballavamo tutti truccati e in guepière

Viso completamente bianco, occhi truccati di nero, torso nudo. Nemmeno Claudio Bisio seppe resistere all´insostenibile seduzione di The Rocky Horror. Era la fine degli anni Settanta e con i compagni della Civica scuola del Piccolo si lanciò in quel mix di pop, kitsch e trasgressione, portandolo in scena come saggio. Venerdì sera, però, non sarà al cinema Mexico a festeggiare il ritorno in blu-ray del film tratto dallo show teatrale, diviso com´è tra la promozione del nuovo film Benvenuti al Sud di Luca Miniero e le riprese di Bar Sport di Massimo Martelli dal libro di Stefano Benni. Ma della sua "deriva" giovanile parla con piacere, e la racconta sul suo sito dove giura di dire «tutta la verità e nient´altro che la verità».
Scusi Bisio ma come venne in mente a serissimi studenti del Piccolo di mettere in scena il musical di O´Brien?
«Non ricordo se avevo già visto il film, ma durante l´estate del ´79 con pochi soldi in tasca e un inglese sgangherato, me ne andai a Londra, città che tuttora amo moltissimo e dove ogni tanto torno per una boccata di ossigeno culturale. Rocky Horror era in un teatrino di King´s Road. Mi presentai con il mio tesserino della scuola: "Sono un collega", dissi. Così riuscii a trovare un biglietto. E mi entusiasmai al punto che me ne tornai con gli spartiti in tasca. Poi, a Luisa Tescari, la nostra maestra di canto, lo proposi come saggio. Facevamo sostanzialmente recitazione, l´anno prima avevamo messo in scena Pirandello. Lei accettò, e così cominciammo a darci da fare. E dalle canzoni di Kurt Weill e Brecht passammo a quelle di O´Brien».
Ma lei che parte faceva?
«Io ero Brad il fidanzatino imbranato, Francesca Paganini la mia fidanzata Janet. E ogni allievo del corso di allora aveva la sua parte. Eravamo un gruppo interdisciplinare, nel senso che facevamo tutto noi. Giampiero Solari suonava la batteria. E così tutti truccati e tutti in guepière andammo in scena alla Sala Azzurra di corso Magenta. Fu un trionfo».
E lì nacque il sodalizio con Franco Sancassani, il gestore del Mexico che già proiettava la versione cinematografica del musical?
«Sì, Sancassani lesse una recensione e venne a vederci. Così ci propose di animare le serate del venerdì, recitando in sala, dove già da tempo proiettava il film. Suonavamo e recitavamo. Ci eravamo inventati anche l´animazione di strada. Nel senso che per promuovere il film facevamo una sorta di corteo/performance in via Savona portandoci la bara a spalla. Roba da non credere, eravamo veramente matti in quel periodo. Uno di noi aveva addirittura un amplificatore appeso al collo per suonare la chitarra elettrica. La gente ci seguiva nell´atrio del cinema. E cominciò ad arrivare truccata come nel film. Così ogni venerdì sera puntuali ci presentavamo al Mexico. E fu la prima volta che venni pagato. 50mila lire e allora erano soldi».
Nel sito racconta che in sala a vedervi c´era Gabriele Salvatores.
«Ci dissero: c´è un famoso regista in cerca di giovani talenti che vuole conoscervi. Cerca attori che sappiano ballare e cantare...Cazzoooo...si aprì la porta del camerino e ci trovammo di fronte Salvatores. Lui e l´Elfo in città erano già un mito. E così nacque il nostro lungo rapporto. Prima con Sogno di una notte d´estate, poi con Nemico di classe, Amanti, Comedians. Insomma, dire che Rocky Horror mi abbia portato fortuna è poco...».
Pensa che il film possa ancora piacere?
«Non ho dubbi. E´ troppo trascinante e divertente per non piacere ancora. Ai miei figli che hanno 12 e 14 anni non l´ho ancora fatto vedere, ma penso che ci arriverò presto. E poi c´è una Susan Sarandon indimenticabile. E lì che mi sono innamorato a vita.».

22 Settembre 2010
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