«Soffocare»
di Chuck Palaniuk, Mondadori, 2002

Soffocare

È veramente forte Palahniuk. In tutti i sensi: soggetto, personaggi, linguaggio, situazioni. Vere, verosimili, paradossali, ma mai campate in aria. Forse a partire proprio da quel Fight Club che l’ha reso famoso.

In Soffocare, edito da Mondadori nel 2002, Victor Mancini, studente di medicina fallito, ha architettato un fantasioso sistema per pagare le spese ospedaliere della vecchia madre: ogni giorno sceglie un ristorante diverso, ci va a cena con un amico e, nel bel mezzo della serata, finge di rischiare il soffocamento per colpa di un boccone andato di traverso. Immancabilmente qualcuno si lancia a salvarlo e immancabilmente questo qualcuno esce “trasformato” da tale esperienza e diventa una sorta di padre adottivo del protagonista, di modo che - immancabilmente - in occasione dell’anniversario dell’incidente gli invia dei soldi.
Dopo anni di questa attività il nostro eroe si trova a ricevere quasi quotidianamente un gruzzolo da persone di cui ormai non ricorda nulla, ma che gli sono grate per aver dato un senso alla loro vita.

Mentre di giorno Victor lavora in un finto villaggio di Padri Pellegrini per turisti, in compagnia di un colorito gruppo di scoppiati e perdenti intrappolati inseme a lui nel 1734, la sera a caccia di emozioni e avventure “forti” frequenta un centro per sessodipendenti, tipo Alcolisti Anonimi. E sono pagine esilaranti.

A tutto questo vanno aggiunte le visite alla madre, il cui radicalismo anarchico ha dato un forte tocco di frenesia all’infanzia di Victor, e che ora, affetta da Alzheimer, fa balenare davanti agli occhi inorriditi e affascinati del figlio una verità stupefacente: la sua possibile ascendenza divina…

Possiamo passare la vita a farci dire dal mondo cosa siamo. Sani di mente o pazzi. Stinchi di santo o sessodipendenti. Eroi o vittime. A lasciare che la storia ci spieghi se siamo buoni o cattivi.
A lasciare che sia il passato a decidere il nostro futuro.
Oppure possiamo scegliere da noi.