«Il cacciatore di aquiloni»

di Khaled Hosseini, Piemme edizioni

Il cacciatore di aquiloni

Vi vorrei raccomandare un libro di cui si è già molto parlato. Non è affatto recente anche se lo trovate ancora in vetta alle classifiche di vendita, italiane e non.

Si tratta de Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini.
Hosseini non è uno scrittore, fa il medico. Vive in California ma è nato a Kabul, nel 1965.
Questo è il suo primo (ed unico finora) romanzo.
Ed è proprio questo che mi affascina, la sua unicità. L’impellenza che, intuisco, ha avuto nello scriverlo gli ha impedito ogni ricciolo estetico o formale non necessario mantenendo però tutta la forza della letteratura e quindi delle immagini, del racconto.

E’ una storia singolare che attraversa trent’anni di Storia (con la s maiuscola) afgana: dalla fine della monarchia all’invasione russa, dal regime dei Talebani fino ai giorni nostri.
Hassan, è lui il piccolo cacciatore di aquiloni, viene tradito dal suo amico Amir e la ricomposizione di questa piccola grande tragedia durerà appunto trent’anni.

E’ inoltre un Afghanistan visto dall’interno, dove non c’è nessun tipo di neutralità nel racconto (i Talebani sono paragonati a nazisti) ma dove non c’è neppure nessun pregiudizio ideologico su russi, americani, europei.
Chissà quanti dei nostri politici, prima di far cadere il governo sul rifinanziamento della nostra missione laggiù, hanno letto questo libro?