Benvenuto Presidente!
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Benvenuto Presidente, Bisio torna al cinema

Testata
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Data
21 marzo 2013
Firma
Giorgia Pietropaoli
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Esce oggi nelle sale italiane il nuovo film di Riccardo Milani: Claudio Bisio nei panni di un Presidente pescatore cerca di raddrizzare l'Italia. Su Popoff la recensione.

C'era una volta un pescatore, un po' bibliotecario, un po' insegnante, dal nome ormai mitologico: all'anagrafe è, infatti, tale Giuseppe Garibaldi. E non è una statua parlante. Un giorno come un altro, divenne improvvisamente Presidente della Repubblica Italiana, perché i parlamentari trasformisti pensarono di fare uno scherzo. Che tornò indietro, come ogni cosa che al mondo si fa. «A scuola mio figlio si vergogna di dire che lavoro in Parlamento». E per fortuna. Perché il Politico Ruspante (alias Centro o Massimo Popolizio), il Politico Bello (alias Nord o Cesare Bocci) e il Politico con il Pizzetto (alias Sud o Beppe Fiorello) sembrano proprio essere il tipo di politica da cui l'italiano dovrebbe prendere le distanze, se non somigliasse a loro così tanto. Oppure possiamo far finta che siano Mizaru, Kikazaru e Iwazaru, meglio note come Non vedo, Non sento, Non parlo, ma nella loro accezione più negativa.

Comunque vogliate vederli, Garibaldi divenne Presidente per mano loro («Che colpa mia?! Io stavo pescando, avete fatto tutto voi!»). E l'utopia Gymbo, secondo la quale chiunque può diventare top manager (che più di così non si può), divenne realtà. E tutti vissero felici e contenti? Macché! Il tentativo di spodestarlo iniziò da subito con le trattative che, si sa, partono sempre dal basso («Ma si, lasciamo stà 'ste ciofeche culturali!/ Io voglio andare a letto con la coscienza tranquilla./ Coscienza Tranquilla... mi manca, in che programma televisivo l'abbiamo messa?»). Perché l'onestà, in Italia, non può governare. Sennò sarebbe il caos. «Se non sei ricattabile, non sei controllabile. E noi non lo vogliamo». Così Giuseppe, ma per tutti Peppino, s'impuntò e volle provare a cambiare le cose, tentando anche di dare il buon esempio ad un figlio, frutto amaro di un ventennio di politica televisiva, che bramava raccomandazioni.

Se le trattative non funzionarono per detronizzare il pescatore, si scelse dunque una strategia politica forte: la macchina del fango (o capitolo di merda). E addosso allora, con il Presidente Transgender, con i pasticci sul Protocollo e con la fanfara dei Bersaglieri per le strade. Ma, come già detto, tutto quello che fai torna indietro. O almeno così mi (ci) piace pensare. Così il video di una cena al ristorante in cui si discussero leggi astruse spopolò su YouTube («Se non capisci qualcosa, non firmare»). E quindi dovettero metterci lo zampino i Poteri Forti, e non vi dico quali («Avete i servizi segreti: deviateli! Tanto loro ci sono abituati!»). Ma per sapere come andò a finire, andate al cinema. Perché (e non me lo sarei mai aspettato) vale la pena vedere questa commedia all'italiana. Davvero. Finalmente uno spiraglio di speranza per un genere che sembrava massacrato, spacciato, defunto. Qui abbiamo una buona sceneggiatura ed un cast davvero nutrito che lavora egregiamente: Claudio Bisio, Kasia Smutniak (una Janis/Gengis perfino cantante, con una nostalgica "Hasta siempre"), Remo Girone, Omero Antonutti («Tu quoque, Janis») Patrizio Rispo, Gianni Cavina, Piera Degli Esposti e il già citato terzetto. C'è posto pure per Pupi Avati, Lina Wertmuller e l'Italiano medio. Unica nota di personale disappunto, il titolo. Mi sarebbe piaciuto di più, ad esempio, un "Buongiorno Presidente". Ma questo non rovina di certo la storia.

Una storia, a tratti, surrealista ma che, sempre a tratti, ci assomiglia, che provoca la risata ma capace di inculcarci un po' di autocritica. In fin dei conti non conta se una storia è vera oppure no, in un film come questo. «Conta se è bella». E semplice, aggiungo io. E, nella sua semplicità, abile a darci una piccola finestra su come potremmo essere. C'è chi ci ha voluto per forza leggere il racconto del grillismo, qua: bah, un comico non può rappresentare un altro comico, nemmeno se si sforzasse. Quello che c'è, è sicuramente il racconto di ogni italiano. «Finisco colazione e sciolgo le camere»: ecco, dovremmo fare tutti quanti così, ogni mattina di ogni santo giorno. Fino a rinnovarci completamente. Fino a disintegrare quei quattro scheletri nell'armadio che ci portiamo appresso.