Benvenuto Presidente!
Il Manifesto

Pescatore e disoccupato, al Quirinale per caso

Testata
Il Manifesto
Data
21 marzo 2013
Firma
Antonella Catacchio
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Forse hanno ragione loro. Forse per tentare di risolvere i guai che attanagliano la politica italiana c'è proprio bisogno di Garibaldi. Solo che il Giuseppe Garibaldi di Benvenuto presidente! non è l'eroe dei due mondi, anzi, è un campagnolo della val di Susa, un bibliotecario che perde il lavoro per i tagli alla spesa pubblica, e si limita a pescare trote e a fare grigliate con gli amici. Ma il caso e l'imbecillità dei maneggioni hanno deciso che sarà lui il nuovo presidente della repubblica. Perché si può essere eletti a quella carica anche passivamente, senza candidarsi, basta avere i requisiti: uitracinquantenne, italiano, incensurato.

Lo trascinano a Roma dove dovrebbe rinunciare formalmente all'incarico, ma quel poco che ha visto gli è stato sufficiente per non darla vinta ai maneggioni. E allora accetta, con la vicesegretario generale che lo guida nel rispettare rigidamente il protocollo, finendo però nel letto a baldacchino dell'ex pescatore di trote.

Il racconto più che grottesco è farsesco, dall'improvvisato Flik Flok (la marcia dei bersaglieri) alla pizza alla marijuana al vertice coi cinesi, passando per amplessi sadomaso con Janis Joplin come colonna sonora e scatoloni negli scantinati che contengono tutte, ma proprio tutte, le soluzioni ai nostri guai.

Con questa chiave si sono prese diverse licenze, dal segretario generale del Quirinale (Omero Antonutti) che dovrebbe essere azzimato e formale ma essendo stato vittima del coccolone che gli ha provocato Peppino usa un linguaggio da camionista."

Azzeccato il signor Fausto (Gianni Cavina) l'uomo dei servizi e dei lavoretti sporchi che rimpiange gli anni '70 e i Pooh. Stupendi poi gli staffieri che sbucano dal nulla per soddisfare ogni desiderio del presidente, anche se l'interno del Quirinale è stato reinventato nei palazzi torinesi, mentre Montecitorio è quello vero.

C'è poi un equivoco da spazzare senza remissione, aldilà del fatto che i politici siano presentati come dei traffichini: non c'è grillismo nel racconto (peraltro pensato e scritto tre anni fa). A differenza dei nuovi personaggi sbarcati in parlamento il nostro Garibaldi non aveva alcuna intenzione di intervenire politicamente e anche la soluzione narrativa trovata dalla sceneggiatura si muove in questa chiave piuttosto che all'insegna dell'«adesso vi faccio vedere io.. Certo un po' di populismo e di semplificazioni ci sono ma, come detto, siamo nell'ambito della risata, non del pamphlet. Qualcuno ha voluto vedere dei parallelismi tra il giardiniere Chance di Peter Sellers in Oltre il giardino e questo Garibaldi perché entrambi usano metafore prese dalla natura. Ma Chance il giardiniere parlava in maniera inconsapevole, erano gli altri che gli attribuivano virtù straordinarie, lui era un vero Candide, mentre il Garibaldi di Bisio nel suo essere spontaneo usa i riferimenti di pesca a ragion veduta.

Claudio Bisio ha ormai una consapevolezza di sé che lo porta a una sicurezza assoluta, arriva anche a ‘mostrar le chiappe chiare’ ma con un garbo, un pudore e un'autoironia che altri neppure si sognano. Accanto a lui Kasia Smutniak è la predestinata, ossequiosa del protocollo ma dal nome Janis che lascia intuire origini trasgressive. Non sappiamo se esista un backstage, ma se ci fosse sarebbe divertente vedere Bisio a Montecitorio, al Quirinale e impegnato a disfare il vero baldacchino di Cavour."