Benvenuto Presidente!
L'Espresso

Bisio for PRESIDENT

Testata
L'Espresso
Data
6 dicembre 2012
Firma
Enrico Arosio
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Immagine dell'articolo su L'Espresso
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«Voglio stare almeno un anno lontano dalla tv. E capire quanto mi mancherà». La nuova vita di Claudius Cunctator, Claudio Bisio il Temporeggiatore, dopo gli anni trionfali di “Zelig”, comincia da Torino. Dove i corridoi color crema della Reggia di Venaria fungono da Quirinale sul set di “Benvenuto Presidente!», regia di Riccardo Milani, produzione Indigo Film e Rai Cinema con il sostegno della Film Commission Piemonte. Perché è da Sauze di Cesana, frazione alpina sotto Sestriere, che il bibliotecario Peppino pescatore di trote (Bisio barbuto in stivaloni di gomma) per un errore assurdo e irrimediabile viene eletto presidente della Repubblica e scortato a Roma a occupare la somma istituzione. Dove imparerà il mestiere come un alieno innocente, guidato dal senso comune e da un'onestà spiazzante per tutti. Incontrando, come in una favola che si rispetti, la deliziosa pallida elegante Kasia Smutniak (avete presente Nicole Minetti? Il contrario) che nell'imporgli il protocollo accenderà sentimenti nuovi...
«Una favola contemporanea, sì», ribadisce il Bisio vero, che si è ri-tagliato la barba:  «Non è un film che cavalca l'antipolitica. Perché Grillo è più un furbo, e il mio Peppino più un buono. Ma soprattutto perché né io né Nicola Giuliano né Riccardo Milani, produttore e regista, pensiamo che la politica sia solo una cosa sporca. Al contrario, se guardiamo al presidente Napolitano, è occupando un superiore ruolo di garanzia che si finisce per lanciar sassi nello stagno della cattiva politica». Interrogato da “L'Espresso”, l'attore non dà come riferimento il celebre Peter Sellers di “Oltre il giardino” (il giardiniere divenuto primo ministro) ma certe commedie fiabesche di Frank Capra, vedi “Mr Smith va a Washington”. Intorno a lui, attori di talento, da Beppe Fiorello a Remo Girone a Omero Antonutti.
Reduce da una passeggiata ammirativa, scortato come un viceministro, tra le bellezze di Venaria, Bisio racconta col suo eloquio febbrile questo rito di passaggio dopo quindici anni di tv ininterrotta (lui data il supplizio al 1997, “Facciamo cabaret” su Italia 1): «Ormai», confessa, «davo le dimissioni una volta l'anno, dopo ogni edizione. Era un ping pong con gli autori e con la rete. Dopo le due stagioni con Paola Cortellesi, nell'ansia di rinnovare il programma, la vera novità era che me ne andassi io». Di Paola, intanto, ha ereditato il marito, che è il regista del film.
L'attore racconta della sua lunga miracolosa estate. Capitan Claudio ha fatto la patente nautica e circumveleggiato la Corsica; Claudio coldiretto ha prodotto olio di oliva nel suo terreno di Barberino Val d'Elsa, un extravergine etichettato “Bisio bisunto”; Claudio salutista ha pedalato in bici in Toscana; Claudio autore ha letto libri e soggetti di film, pensato al teatro. «Da tanto desideravo un diverso uso del mio tempo, prima avevo il cervello sempre acceso. Avevo bisogno di staccare, fare ordine, godermi la famiglia».
Due mesi sul set di “Benvenuto Presidente!” (sarà pronto prima delle nuove elezioni presidenziali), e poi? Avendo in saccoccia due bombe del botteghino come “Benvenuti al Sud” e “Benvenuti al Nord”, 30 e 27 milioni d'incassi, con Luca Miniero, il regista, è in contatto e sta scambiando idee. Ma s'immagina un ritorno al teatro-canzone (nel filone a lui caro Gaber-Fo-Jannacci), magari con Paolo Jannacci, musicista estroso e impaziente figlio d'arte. O di riprendere la satira dei consumi come ai tempi di “Tersa Repubblica”, dove il personaggio vendeva pezzi della propria vita come spazi pubblicitari.
Prima dell'estate è previsto il set di un secondo film da protagonista, tratto da “La gente che sta bene”, romanzo di Federico Baccomo edito da Marsilio, regia di Francesco Patierno: «Sarò un avvocato d'affari tra Milano e Londra, un mezzo bastardo che sguazza nel carrierismo più spinto ma finisce in crisi, preda delle sue fragilità. Una bella parte». Che si stia riavvicinando, Bisio, a quel filone meno esplorato del suo cinema, a quei ruoli drammatici da spaesato in cui ha dato gran prova di sé (vedi il sindacalista dei matti in “Si può fare” di Giulio Manfredonia) e che affiorava già vent'anni fa nel soldato disertore e suicida di “Mediterraneo”? In molti pensano che sia attore più completo che attor comico, e che gli manchi l'occasione decisiva per provarlo. A volte ha deluso gli intransigenti, quando partecipò al commercialissimo “Natale a New York”; altre volte ha sofferto per un film scritto da lui stesso, “Asini” del 1999. «Dopo “Asini”, che incarnava la mia poetica e non ebbe fortuna, il dispiacere fu così forte che per sette anni rinunciai a far film. Oggi posso dire: far piangere è facile, far ridere è difficile. E comunque anche lavorando con Fausto Brizzi ho provato personaggi più ombrosi».
Bisio non rinnega affatto la tv. “Zelig” è stato un fenomeno da brividi: cabaret  milanese nato nel teatrino fuori mano della coop Bananas, poi deflagrato sugli schermi di Italia 1 e Canale 5. Un brand, come dice il dirigente Rai Carlo Freccero, «più forte della rete». Nel 2004 superò i 10 milioni di spettatori,  ebbe picchi di share oltre il 40 per cento. Com'è andata con Piersilvio Berlusconi, gran capo e gran figlio di Mediaset? «Con Piersilivio mai tensioni, mai un problema», dichiara Bisio, che politicamente è da tutt'altra parte. Da studente era all'estrema sinistra; con il clan Salvatores visse le fantasie delle esistenze alternative. Cosa rimane del Bisio sognatore? «Io sento che è rimasto parecchio. I miei 50 anni li ho festeggiati a casa nostra con gli amici di allora, i “Comedians”, Salvatores, Orlando, Catania, Gino & Michele, Gigio Alberti. Ho sempre attenzione per i buoni valori civili. Ricordo l'emozione quando Gherardo Colombo, da ex magistrato, accettò l'invito della scuola media di mia figlia per parlare di legalità e regalare ai ragazzi copie della Costituzione». Grillo e i 5 Stelle? «Tanti contenuti buoni, ma non accetto le semplificazioni, le urla, gli insulti». Bisio l'anno scorso ha appoggiato la campagna di Giuliano Pisapia sindaco. Domenica è andato apposta a Milano per votare alle primarie (Bersani, l'usato sicuro).
Lavorando con Rai Cinema, è più arduo stanarlo sulla crisi di qualità del servizio pubblico. Guarda volentieri qualche fiction Rai, dice, segue Milena Gabanelli su Rai 3. Ultimamente lo diverte più Crozza su La 7. Al cinema gli è piaciuto molto “Io e te” di Bertolucci. Ma lui esce poco, fugge il gossip. I buoni film se li gusta a casa in Blu-Ray, in una saletta con maxischermo. Calcio incluso, perché l'attore nato a Novi Ligure scoprì San Siro fin dal 1969, Milan-Estudiantes 3 a 0, coppa Intercontinentale. Del Bisio perduto gli è rimasta anche la voglia di viaggi, lui che ha esplorato gli Usa, l'America centrale, il sud dell'India. «Per esempio vorrei andare in Tanzania. E l'amico Giuseppe Cederna, testimonial di Asia onlus, mi ha invitato in Tibet, dove gestiscono emergenze e promuovono l'educazione dei ragazzi». Tante cose belle, come fare? Il Temporeggiatore cede all'Ottimista: «Speriamo. Speriamo di avere il tempo».