'Benvenuti al Nord'
Corriere della sera

«Sorridiamo su Nord e Sud ma la camorra è cosa seria»

Testata
Corriere della sera
Data
30 gennaio 2012
Firma
Claudio Bisio
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Beh, dire che sono contento è poco. Sono soddisfatto, ecco la parola giusta, dell' esito che sta avendo sul pubblico Italiano il nostro ultimo film e cioè quel Benvenuti al Nord, seguito del già fortunato Benvenuti al Sud. Ancora più soddisfatto di allora perchè se quello era, comunque, il rifacimento di un film francese, questo è un film tutto nostro, dal soggetto alla sceneggiatura. Anzi, fatemi pavoneggiare per un attimo, mi ha telefonato il responsabile della Pathé, la casa di produzione del film francese da cui tutto ebbe origine, per dirsi entusiasta dei nostri risultati e ansioso di vedere il nostro prodotto ... (sarebbe curioso un remake francese del sequel Italiano del remake italiano di un film francese ... sembra uno scioglilingua).

I motivi di questo inaspettato successo probabilmente sono molteplici. Mi piacerebbe pensare che sono unicamente dovuti all'altissimo livello di recitazione, alla comicità delle situazioni create e all'originalità della proposta.

In realtà so bene che c'è dell'altro. C'è il tema toccato (per niente nuovo) del rapporto tra Nord e Sud del nostro Paese. Una tematica affrontata decine di volte al cinema, in letteratura, nella musica (leggera e non) e che è cavallo di battaglia anche di movimenti politici.

Noi abbiamo avuto la fortuna (e la capacità) di affrontare problemi veri (e spesso drammatici) con il sorriso che non mi sembra abbia mai stemperato o edulcorato la realtà.

Un esempio per farmi capire. In Benvenuti al Sud Alberto Colombo (io), su istigazione e consiglio dell'apprensiva moglie (una grandiosa Angela Finocchiaro che riesce a dire cose anche incredibili restando sempre credibile e «vera»), indossa un giubbotto antiproiettile prima d'intraprendere il viaggio verso il meridione. Questa scelta è stata fonte di discussione tra di noi. Dal momento che sappiamo tutti benissimo che la Camorra esiste, e spara e uccide, non volevamo che ridendo di un dramma lo si disconoscesse o, peggio ancora, lo si rendesse «simpatico».

Beh, a posteriori posso davvero dire che il pubblico si è dimostrato più maturo di quanto si creda (o di quanto qualche politico voglia farci ancora credere). In sala ha riso ma ha saputo ben distinguere una gag che evoca paure i e preconcetti da quella che è la realtà.

Senza pregiudizi ma anche senza dimenticare o disconoscere. Uno degli apprezzamenti al nostro film che ho preferito è stato quello del fratello di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica trucidato con nove colpi di pistola poche settimane prima dell'uscita del nostro film, girato proprio in quelle zone.

Anche sull'integrazione Nord-Sud e sulle paure reciproche mi sembra che gli italiani siano molto più avanti di quanta non si pensi. Il fatto stesso di riderci su in modo pressoché unanime da Bolzano a Lecce la dice lunga sul pregiudizio (altrettanto infondato) che gli italiani siano pieni di pregiudizi.

E in Benvenuti al Nord ci siamo divertiti a rovesciare questi pregiudizi. Ad esempio che al Nord non siamo ospitali. La bravura (e il sadismo) degli sceneggiatori ha fatto si che comunque Mattia (il mio socio napoletano Alessandro Siani) appena arrivato a Milano riceva una porta sbattuta in faccia. E che quando vuole confidare al suo amico milanese i suoi problemi coniugali, non trovi un orecchio ad ascoltarlo. E che il suo arrivo nell'ufficio postale avvenga in un clima freddo, inospitale, esasperatamente rivolto solo al produttivismo (viene evocato più di una volta Marchionne dal capo delle poste), compreso il cronometrare i tempi per andare in bagno.

Insomma, con questi due film, che compongono un dittico Nord-Sud e viceversa (ma anche città e paese) ci siamo divertili a togliere il velo sugli stereotipi e sui luoghi comuni che attraversano l'Italia. Ci abbiamo giocato, cercando di mettere in luce, attraverso il linguaggio della commedia, similitudini e diversità, sorridendo li dove certa politica vuole solo esasperare.