'Benvenuti al Nord'
La Stampa

E ora "Benvenuti al Nord" ma col giubbotto anti-nebbia

Testata
La Stampa
Data
13 gennaio 2012
Firma
Fulvia Caprara
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La prima destinazione era un'altra: «Pordenone? Che brutta morte!». Eppure anche dopo, quando il pigro e tristissimo Mattia (Alessandro Siani) è costretto a trasferirsi all'ombra della Madonnina, le case non migliorano: «Ti piace o no Milano?» gli chiede l'amico Alberto (Claudio Bisio) e lui risponde: «Momentaneamente no». Questione di tempo, l'importante è imparare a conoscersi, apprezzare le diversità, capire che quello che conta, alla fine, è volersi bene: «Milano dà a tutti una possibilità». Mercoledì arriva nelle sale Benvenuti al Nord, attesisissimo seguito del campione d'incassi Benvenuti al Sud, dove il gioco degli stereotipi è sempre lo stesso, solo che la prospettiva è capovolta: «Credo - osserva il regista Luca Miniero - che l'aver vissuto diversi anni a Milano mi abbia aiutato a raccontare un nord più caldo e puro, forse meno di maniera. A mio avvisa un nord più vero. Insomma, smettiamola con la storia che i nordici sono freddi e basta, c'è tanta umanità al Nord come al Sud, ma anche tante differenze. Personalmente, comunque, trovo un milanese più simile a un palermitano che a un celto - che poi chi 'so' 'sti celti? - o a uno svizzero, e questo è un complimento, naturalmente».

Certo, le precauzioni sono necessarie, e Mattia non ne tralascia nessuna. Giubbotto con fari antinebbia ad intarsio, valigie diversificate a seconda del contenuto (primi piatti, pietanze e dessert), sciarpe con i colori dell'Inter e del Milan «per mimetizzarsi», e soprattutto casco in testa, sempre, perchè «a Milano lo portano tutti, anche per andare a piedi». Sulle prime, nonostante tutto, i tratti meridionali spiccano. Nell'ufficio delle Poste dove prende servizio, diretto dall'immaginifico Paolo Rossi («perché San Paolo ha scritto tutte quelle lettere ai Corinzi? E soprattutto, perchè non gli hanno mai risposto?»), il povero terrone si presenta, il primo giorno di lavoro, «con 58 minuti di ritardo e un crocché in mano». Il rischio licenziamento incombe, ma Alberto interviene, lo salva, e inizia a divedere con lui la medesima condizione. Tutti e due sono stati abbandonati dalle mogli, naturalmente per motivi opposti e speculari, il nordista perchè lavora troppo, il sudista perchè non lavora affatto: «I pregiudizi - dice Bisio - non sono mai positivi, ma il cinema, come qualsiasi forma d'arte, gioca sulle estremizzazioni della realtà, per cui in un film così non ci si può esimere dal metterli in scena. Nel primo c'erano i pregiudizi dei settentrionali verso i meridionali, qui, invece, giochiamo sul piano opposto, e quindi sul clima freddo, sull'atteggiamento inospitale dei milanesi, sulla loro fretta». Quando, davanti alla famiglia di Mattia appena sbarcata nel capoluogo lombardo, passa una composta fila di scolaretti in fila indiana, lo sbalordimento è unanime: «Questa è roba da "TelefonoAzzurro"».

La citazione di Toto, Peppino e la malafemmina era inevitabile, ma i vigili di oggi sono cambiati, il tassista è femmina, capita perfino che il tempo sia bello e che la gente sia simpatica: «Cerchiamo di far vedere - dice Siani - un uomo del Sud alle prese con difficoltà di inserimento e integrazione, che, però, alla fine, riesce a dimostrare di avere una marcia in più». Valentina Lodovini che interpreta Maria dice che i pregiudizi «sono preziosi, perchè raccontano il nostro periodo, il momento storico che stiamo vivendo, e poi la miglior commedia è quella più crudele». A pochi giorni dall'uscita, i contatti su « YouTube» per vedere gli spezzoni di Benvenuti al Nord sono schizzati a quota 500mila e oltre, un dato record che potrebbe aver aumentato l'ansia del regista, alle prese con il fatidico seguito di un grande trionfo: «Meglio venire da un successo che da un flop. Il piacere di fare questa lavoro cancella presto tutte le ansie e le preoccupazioni che accompagnano l'iter di un film. Un po' come una donna quando partorisce, subito dopo dimentica i dolori e ne farebbe un altro». Anche Angela Finocchiaro è stata felice di tornare sul set per l'impresa: «I milanesi sono sempre state persone generose, e spero che tornino ad esserlo, che si aprano di nuovo con l'esterno, visto che negli ultimi anni si sono un po' chiusi». Quanto a lei, anche sullo schermo, è una milanese atipica, nella prima sequenza della pellicola si aggira in Piazza Duomo con la mascherina sulla bocca: «Ma tu - si lamenta rivolgendosi a Bisio - non le senti le polveri sottili? Si stava meglio a Usmate».