'Benvenuti al Nord'
Il Manifesto

«Benvenuti al Nord», napoletani a Milano

Luca Miniero vince la difficile scommessa del “sequel” grazie alla bravura di tutti i suoi protagonisti

Testata
Il Manifesto
Data
17 gennaio 2012
Firma
Marco Giusti
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Sapevamo da tempo che il 2012 si sarebbe aperto con due sequel molto attesi e popolari targati Medusa, cioè Immaturi – Il viaggio di Paolo Genovese, già uscito e fermo a 8 milioni di incasso, e Benvenuti al Nord di Luna Miniero, in uscita mercoledì 18. I sequel, si sa, hanno raramente la stessa forza dell'originale, ma accontentiamoci. Sono entrambi film civili, popolari, ben diretti e interpretati. Di questi tempi ci basta solo Nando Paone, in Benvenuti al Nord, che pronuncia "Jamme al Nord» o, dopo che Giacomo Rizzo gli ha messo il suo storico stecchino in bocca, quando esclama un «E' bello pure il Nord!.», per vincere la partita. Mettiamoci pure un meraviglioso duetto con lo Scapece di Salvatore Misticon (non ringrazieremo mai Luca Miniero di questa scoperta) in napoletano strettissimo e l'Erminia di Angela Finocchiaro, cioè la mamma del suo personaggio, in rnilanese ancora più stretto che inizia con un memorabile «I torinesi stanno a Turin, i milanesi stanno a Milan e i terroni ... fora di ball!». , mettiamoci il leghista di Teco Celio, già intravisto nel primo film, in un numero da paura davanti a un Alessandro Siani che non apre bocca per non farsi scoprire terrone, e un Paolo Rossi vestito da Marchionne e parlantina da piccolo imprenditore milanese come capo di Claudio Bisio.

Certo, Benvenuti al Nord non è quel piccolo capolavoro di freschezza e di commedia che era Benvenuti al Sud, sempre diretto da Miniero. Era difficile mettere in piedi il sequel di un remake con lo stesso tipo di meccanismo. Probabilmente si sente la mancanza di uno sceneggiatore importante come Massimo Gaudioso (Gomorra e tutti i film di Matteo Garrone) e Fabio Bonifacci, che ha scritto questo sequel assieme a Miniero indirizza il film verso i modelli della commedia Cattleya (Amore, bugie e calcetto, C’è chi dice no) piuttosto che verso qualcosa che mescoli commedia e sguardo sulla realta italiana. E manca al film, ovviamente, l'ossatura del film originale di Dany Boon, macchina comica perfetta da riempire con battute adattate ai nuovi personaggi.

Detto questo per tutta la prima ora si ride parecchio. Miniero ha dalla sua attori meravigliosi. Dai protagonisti Bisio e Siani, ormai del tutto a proprio agio, alle mogli, una Finocchiaro che fa ridere con uno sguardo e una Valentina Lodovini bellissima e credibile come napoletana, ai caratteristi che rinforzano ogni scena del film e ne formano la grande risorsa comica.

Nando Paone, che vedremo coprotagonista nel nuovo film di Matteo Garrone (Reality) a Cannes, Giacomo Rizzo, la mamma Nunzia Schiano oltre ai nuovi venuti milanesi che ben si amalgamano alla situazione.

E’ vero, il cuore del film, con le due mogli che lasciano i mariti (per poi ritornare) non è una grande trovata, Siani si adatta troppo presto ai ritmi lavorativo del Nord quando Bisio ci metteva metà film, l'arrivo dei napoletani a Milano poteva essere giocato meglio e ci sono almeno dieci finali che appesantiscono il film (però i titolicon Emma Marrone che canta Volare sono notevoli), ma alla fine Miniero porta a casa un sequel che non era affatto una riuscita scontata e gioca in trasferta (Milano). Sono rimasto abbastanza toccato da piccole trovate di regia che Miniero, o forse i suoi attori, gettano nel film quasi distrattamente.

Bisio che si liscia davanti allo specchio il ciuffo che non ha, Paone ch gioca con lo stecchino assieme a Giacomo Rizzo come la grande coppia che hanno formato (sembrano Beniamino Maggio e Alberto Sorrentino o Pietro De Vico e Franco Sportelli che erano dei grandi negli anni '5O), Siani che si prende sempre qualche secondo prima di rispondere ai milanesi, come a far capire che sta decifrando.

Successo assicurato, soprattutto a Milano, anche se i critici romani non hanno riso (probabilmente non capivano le battute in milanese, soprattutto quelle della Finocchiaro in versione vecchietta) e storcevano non poco il naso. Scordavo: non c'è neanche un comico romano e Miniero fa un piccolo ruolo di controllore alla fine dell'autostrada.