'Benvenuti al Nord'
Ciak

Miracolo a Milano

Bisio e Siani, i due eroi di Benvenuti al Sud (30 milioni di incasso) tornano dal 18 gennaio nel sequel Benvenuti al Nord. A Ciak raccontano tutti i retroscena del film e qualche verità sull'Italia di oggi

Testata
Ciak
Data
1 gennaio 2012
Firma
Andrea Morandi
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Immagine dell'articolo su Ciak
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Da Usmate Velate a Santa Maria di Castellabate, tra O mia bela Madunina e Funiculi Funiculà: quindici mesi dopo il trionfo di Benvenuti al Sud, 30 milioni di euro di incasso e sesto posto nella classifica dei film più visti di sempre in Italia, la strana coppia formata da Claudio Bisio e Alessandro Siani ritorna il 18 gennaio con il sequel, Benvenuti al Nord, in cui questa volta sarà il povero Siani ad essere costretto a migrare verso Milano, trovandosi a dover sopravvivere tra ristoranti giapponesi, mastini napoletani convertiti alla Lega e aspiranti manager che puntano a diventare come Marchionne (un inedito Paolo Rossi).

CIAK: Con che spirito avete affrontato le riprese di Benvenuti al Nord con un successo così ingombrante alle spalle?

ALESSANDRO SIANI: Per quanto mi riguarda con maggior senso di responsabilità, per due motivi: perchè in questa film sono io che vado al Nord e la storia ruota più sulle sensazioni del mio personaggio, e perchè la gente ha visto, rivisto e amato Benvenuti al Sud. Per mesi ho incontrato per strada una signora che continuava a ripetermi: «Ma lo sa che mi sono rivista venti volte il suo film?». Al che io le chiedevo: «Ma perchè, signo’? Non ha capito bene qualche passaggio?» (ride, nda).

CLAUDIO BISIO: Io invece non nego di aver avuto il dubbio se valesse davvero la pena fare un seguito. Sono sincero: fosse stato per me probabilmente non lo avrei girato. Invece ho sbagliato, anche se scrivere la sceneggiatura non è stato semplice, con Luca (Miniero, il regista) e Fabio (Bonifacci, lo sceneggiatore) abbiamo percorso diverse strade, pensando anche di non riprendere gli stessi personaggi.

A.S.: Però non potevamo non fare questo sequel: il pubblico si aspettava che io andassi al Nord nel momento stesso in cui passavano i titoli di coda di Benvenuti al Sud.

CIAK: Vi siete spiegati il successo del primo film?

C.B.: II tema è molto sentito e in fondo, da sempre, mettere insieme Nord e Sud, o due attori di regioni diverse, funziona perchè si amplificano differenze costumi, paure e diffidenze. E poi gli spettatori si immedesimano, perchè, nonostante tutti pensino che l'immigrazione interna sia legata agli anni Sessanta, io al Nord ho trovato molti personaggi come il Mattia di Alessandro, gente che ti dice che ogni volta che torna al Sud si commuove, che ci ha lasciato il cuore.

A.S.: Io spero ci sia anche la voglia di cancellare la negatività che continua a esserci tra Nord e Sud con un ideale abbraccio.

Dobbiamo puntare alla contaminazione e non alla divisione, e capire che l'Italia è già unita. Ed è indivisibile, come il mare.

CIAK: Quanto è cambiata la vostra vita dopo Benvenuti al Sud?

C.B.: Io sono diventato l’eroe di tutti gli uffici postali d'Italia. Ho fatto più foto alle Poste nell'ultimo anno che in tutta la mia vita. Ormai mi considerano un collega. Alcuni mi chiamano perfino Direttore Colombo.

A.S.: Se prima entravo in un bar a Napoli e mi offrivano il caffè, adesso entro e mi offrono direttamente il bar. Al Sud già c'era un grande affetto nei miei confronti, ma sentire un sentimento nazionale per me è stata la cosa più importante.

CIAK: In sala il fIlm arriverà però in un momento storico diverso: quando uscì Benvenuti al Sud, la Lega era al Governo, il 18 gennaio invece non ci sarà già da molto ...

Bisio: Chissà però che la Lega non ci faccia un altro regalo come per Benvenuti al Sud: ricordo che il giorno della conferenza stampa, Bossi se ne uscì con la famosa frase «SPQR, Sono Porci Questi Romani», buttando benzina sui fuoco. Onestamente sono curiosa anch'io di vedere come sarà accolto il film dal punto di vista sociologico: abbiamo girato tutto a Milano, al contrario del primo che era un in no al Sud e, nelle intenzioni, questa secondo episodio dovrebbe essere una riscoperta del Nord.

A.S.: Sì, comunque c'è da dire che oggi le problematiche non sono più italiane, ma internazionali. Ormai è tutto globalizzato, pure i problemi. In Benvenuti al Nord vedrete Mattia che porta la posta in un ritrovo leghista e non parla per non far capire la sua provenienza fino a quando parte la suoneria del telefonino con Funiculi Funiculà.

CIAK: Politicamente avete rispettato la par condicio ...

C.B.: Abbiamo girato al Pirellone da Formigoni e poi in piazza Duomo dove ci è venuto a trovare anche Pisapia, che era diventato sindaco da poco. Devo dire che, senza averlo previsto e senza voler entrare in politica, a Milano abbiamo girato in un clima nuovo. Io che vivo in città da cinquant'anni ho visto facce che non vedevo da tempo.

CIAK: Sessant'anni dopo in Benvenuti al Nord la famiglia di Mattia arriva alla Stazione Centrale di Milano ancora come Totò e Peppino. L’ Italia è un Paese destinato a rimanere diviso?

C.B.: Al contrario. L’Italia è molto meno divisa di quanto si pensi, la gente si è mescolata e sono convinto che la popolazione italiana sia in realtà molto più avanti della politica. La prova? Abbiamo girato la scena finale nelle Marche, a Piobbico, con un gruppo di alpini del Sud, che aveva un senso di appartenenza da far invidia ai leghisti.

A.S.: E pure io a Milano ho dovuto sfatare il mito dei nordici freddi, ho trovato una grande umanità, un calore inimmaginabile. E’ andato tutto benissimo. A parte i ristoranti giapponesi.

CIAK: Perché?

A.S.: Perchè a Napoli io il pesce lo mangio crudo solo quando mi finisce la bombola del gas.

CIAK: Ma Milano le piace?

A.S.: Si, nonostante le gaffe geografiche. Quando sono arrivato sul set e mi hanno detto che si girava all'lsola (un quartiere di Milano, nda) ho pensato che dovevo portarmi il costume e l'asciugamano, visto che eravamo in piena estate. Poi m'hanno detto che era il nome della zona.

CIAK: Ormai con il cast avevate formato una piccola famiglia.

A.S.: Un team perfetto, noi non stiamo lì a fare tanti ciak, anzi c’era una grande complicità sul set ed è stato tutto molto facile tanto che molte case sono improvvisate: c’è una scena del sushi in cui faccio la rianimazione bocca a bocca al pesce che non c'era nel copione e che Luca fortunatamente ha girato.

CIAK: Dopo Benvenuti al Sud il cinema italiano è stato invaso dalle commedie. La gente in tempi di crisi ha più

 voglia di ridere?

C.B.: Come atteggiamento generale direi di sì, anche se poi quando una famiglia finisce al di sotto di un certo reddito rischia di non potersi permettere nemmeno di andare al cinema, o ci va una voltal’anno.

CIAK: C'è il rischio di inflazione con tutte queste commedie?

C.B.: Io ho provato a dirlo a Sorrento durante le Giornate Professionali, perchè ogni casa cinematografica ha una o più commedie in listino e tutti ci puntano, ma è evidente che è rischioso. Ho vissuto una stagione analoga nell’editoria quando tutti pubblicavano i libri dei comici di Zelig. Poi la bolla si è sgonfiata.

CIAK: Qual’è il rimedio?

C.B.: Che noi, attori, registi e sceneggiatori selezioniamo con molta attenzione le offerte che riceviamo. Ho rifiutato molte commedie e dopo Benvenuti al Nord voglio cercare qualche altro percorso, qualcosa che non sia legato solo alla comicità. Già ho accettato a fatica la parola sequel, adesso vorrei cambiare. Diciamo che non mi vedrete in Benvenuti all’Est.

A.S.: Anch'io ho ricevuto tante offerte, ma sono stato felice di aver fatto La peggior settimana della mia vita con Fabio De Luigi, una commedia semplice e non volgare.

CIAK: Sogni?

C.B.: L’estate scorsa Marco Bellocchio ci ha invitato ad aprire il suo Festival a Bobbio con Benvenuti al Sud, che gli è piaciuto molto, e gliel'ho buttata lì, in maniera elegante. Bellocchio è uno dei miei miti, ho visto tutti i suoi film. Se mi chiamasse sarebbe un onore.

A.S.: Il problema di rispondere a questa domanda è che se poi il regista o l'attore che chiamo in causa legge e mi telefona, allora qualcuno dice: «Vedi, periò, quello l'ha chiamato solo perchè l'ha letto su Ciak. Se invece poi quello non mi chiama, ogni volta che lo incontro si imbarazza perchè non sa come dirmi che nel suo film non mi vuole. Quindi non dico nulla.

CIAK: Ma lei Bisio ha mai pensato di girare ancora con Gabriele Salvatores? Tra poco meno di due mesi, era il 30 marzo 1992, cadranno i vent'anni deIl'Oscar a Mediterraneo ...

C.B.: Sarebbe un bel ritrovarsi, ma adesso lui è impegnato con John Malkovich sui set di Educazione siberiana, chissà. Ricordo bene Mediterraneo, cera il coraggio e lavvedutezza di un gruppo di giovani che non sapevano bene come fare, ma in qualche modo riuscirono a farlo. Tra l'altro io ritaglio e conservo tutti gli articoli che mi riguardano e ricordo i critici che scrivevano che nel 1945 non si parlava cosi e che non ci si facevano le canne. Ma era tutto voluto, noi su quel set con Gabriele ed Enzo (Monteleone, lo sceneggiatore) in realtà volevamo parlare del presente. E da questa punto di vista Mediterraneo è un film invecchiato molto bene.

CIAK: Siani sarà al teatro Augusteo di Napoli fino al 15 gennaio, Bisio riparte con Zelig il l9. La coppia è destinata a finire con Benvenuti al Nord?

C.B.: No, a me piacerebbe ritrovare Alessandro per qualcos'altro, magari con dinamiche diverse, ma vedremo, forse torneremo presto.

A.S.: Forse qualcosa già c’è, vediamo. Claudio per me è un mancato napoletano, umanamente si e stabilito un grande rapporto tra noi. Quando ci vediamo ci emozioniamo, c'è un affetto sincero. Quindi male che vada tra vent'anni ci rivedrete in Bentornati al Sud».