'Benvenuti al Nord'
Il Mattino

"Siamo come Harry Potter. Il segreto? Uniti si vince"

Benvenuti al Nord e l'Italia vince unita

Testata
Il Mattino
Data
20 luglio 2011
Firma
Oscar Cosulich
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Immagine dell'articolo su Il Mattino
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Nel piazzale di fronte alI' Auditorium della Banca Popolare del lavoro di Lodi, progettato da Renzo Piano, Valentina Lodovini e Angela Finocchiaro insultano un irriconoscibile Paolo Rossi, con cappotto e cravatta (nonostante il caldo e il sole estivo): «Pagliaccio!», lo apostrofa la Lodovini, tenendo un bimbo in braccio; «Brava Maria!», le dà manforte la Finocchiaro: «Certo che il megadirettore potevano sceglierlo con una faccia un po' meno da pirla». Paolo Rossi strabuzza gli occhi e sul suo minaccioso «Io la querela!», si accende la macchina del vento (in pratica un giganteseo ventilatore), che scompiglia capelli e vestiti del trio, a simulare lo spostamento d' aria di un elicottero in atterraggio, elicottero che sarà poi inserito elettronicamente in post-produzione nell'inquadratura.
Siamo sul set di «Benvenuti aI Nord», scritto (con Fabio Bonifacci) e diretto da Luca Miniero, dove si riprende il cast del blockbuster «Benvenuti al Sud», che lo scorso ottobre, con i suoi oltre 32 milioni di euro d'incassi, ha aperto la stagione più fortunata da parecchi anni a questa parte della commedia italiana. All' epoca il successo del film (remake di «Giù al Nord» di Danny Boom, fenomeno al botteghino del cinema francese che in Italia aveva incassata circa tre milioni di euro), è stato superiore ad ogni più rosea aspettativa della produzione e distribuzione Medusa con Cattleya. Oggi Miniero e la sua banda, per il loro sequel, girato principalmente tra Milano e Lodi, can una settimana di riprese a Castellabate per settembre, hanno potuto usufruire di più mezzi, oltre che della new entry Paolo Rossi. Il budget è passato dai quattro milioni del primo capitolo a sei milioni di euro del secondo, nelle sale a gennaio.
Tocca proprio al comico milanese alzare il tasso di comicità del collettivo, vestendo gli inediti panni del cattivo, un manager tagliatore di teste (“Ma io sono malta più alto di Brunetta”, specifica lui, «e non conosco, ne vorrei conoscere, Marchionne»), impegnato a promuovere un progetto di rinnovo delle Poste contraddistinto dall'improponibile acronimo E.R.P.E.S. (Energia, Rapidità, Puntualità, Efficienza, Sorriso). Ma viene scambiato dalle mogli di Alberto/Claudio Bisio e
Mattia/Alessandro Siani, per l'attore di una nuova messinscena organizzata dai mariti, una recita che dovrebbe essere speculare a quella operata nel precedente film, dove l'intera Castellabate era chiamata a impersonare un Sud straccione e delinquenziale.
«Questo sequel è molto legato al precedente film», conferma Miniero, «è un po' come succede con "Harry Potter", siamo di fronte a una saga, lo spettatore che non avesse vista il primo capitolo perderebbe il senso di molte delle battute del secondo, che fanno riferimento a quanta s'è visto
in precedenza».
Tutto comincia con una doppia crisi di coppia: Mattia si trasferisce a Milano spinto dalle pressioni di Maria, ora sua moglie e madre del piccolo Edinson (come Cavani, s'intende), che gli rimprovera di non essere abbastanza ambizioso e lavoratore. Lì si ritrova con Alberto, anche lui in crisi coniugate, ma per motivi speculari, vista che la moglie Silvia gli rimprovera di pensare solo al lavoro.
«Nel primo film il tema era quello del superamento dei pregiudizi tra Nord e Sud», spiega Miniero, «questa volta, invece, Alberto e Mattia arrivano quasi a scambiarsi i ruoli, assimilando ognuno gli aspetti migliori dell'altro. Insomma, se una morale ci deve essere, è che da una collaborazione tra Nord e Sud tutti escono migliorati. Insomma, uniti si vince». Non che improvvisamente Miniero & Co. siano diventati buoni, però la satira verso lo stereotipo leghista è sempre presente visto che tornano anche le 'rondinelle", le ronde padane, con i loro pregiudizi. E, aggiunge Angela Finocchiaro, «ora che la mia Silvia ha capito che la sua visione del Sud era sbagliata, a rilevare il testimone del razzismo c' è sua madre Erminia, un personaggio nuovo che interpreto sempre io». Però pregiudizi al contrario, del resto, ci pensa Siani che ricorda: «Se Alberto arrivava al Sud con il giubbotto anti- proiettile io non sono da meno e mi presento a casa sua col giubbotto fendinebbia». In compenso cast & crew hanno incontrato il governatore Formigoni al Pirellone, Pisapia al Duomo, mentre Siani vorrebbe De Magistris a Castellabate.