DOPPIO MISTO
Corriere dello sport

CLAUDIO BISIO: VINCO COL MILAN E A «ZELIG» PORTO BORRIELLO

Attore, scrittore, presentatore e tifoso rossonero. Dal teatro al cinema, dalla vita di coppia al calcio. Tutto d'un fiato

Testata
Corriere dello sport
Data
10 novembre 2008
Firma
Valeria Ancione
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Immagine dell'articolo su Corriere dello sport
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Signor Bisio, si accomodi, con quella testa pelata e la faccia di gomma. La sfrontatezza nello sguardo che ammicca o nell'occhio che strabuzza. Signor Claudio Bisio, re della presa in giro, il primo però a ridere di sé, disposto a prestare la sua pelata a ogni tipo di battuta e di doppio senso. Si accomodi nei nostro salotto, quello dello sport, del calcio e ci racconti di lei.
Attore, presentatore, cantante, marito e padre, e ora anche scrittore. Cinquantun anni senza peso, presi con ironia ed energia per non fermarsi mai. Una laurea mancata in agraria, la scoperta del teatro, la dote di far ridere. Signor Bisio, signor Malaussene capro espiatorio di tutte le risate. Nato piemontese e di fede milanista: per il padre, come nelle migliori famiglie, per Rivera e il grande Milan che fu quello di Rocco, per il Milan di oggi e del suo amico Ancelotti. Eccolo, tra una presentazione e l'altra, che sia del film o del libro, tra una prova e una ripresa, Zelig o il film «Arrivano i mostri», tra un check in e un taxi, signor Claudio Bisio dica ma quanto dura una sua giornata? Quanto è consentito a un uomo che ha sempre un'idea in testa, scrive una e mail e inventa un libro.
E a un certo punto anche un libro, a due mani. Una sorta di rivelazio ne sulla storia d'amore tra lei e Sandra, sua moglie. Un diario segreto aperto al pubblico, perché Bisio?
«Il libro è un romanzo, è finzione, i uno spunto comico che nasce dalla di versa versione dei fatti».
E perché la vostra storia?
«Perché io credo che bisogna parla re delle cose che si conoscono. E questa in parte è la nostra vita, certo romanzata. Abbiamo aggiunto anche gli anni Settanta, a cui teniamo molto, quando non stavamo certo insieme e mia moglie era ancora una bambina».
Lei racconta che Sandra, all'inizio della vostra storia, le regalò un diario, proprio un diario segreto dove annotare emozioni, impressioni, ognuno per conto suo. Insomma, per scrivere un diario parallelo, in un certo modo terapeutico per una coppia. Questo romanzo è quel diario?
«Be' no. Anche se effettivamente mi regalò questo libretto nero con l'elastico che ho ancora nel cassetto: è rimasto con le pagine bianche. Però le cose ce le siamo scritte via mail e così è nato il diario e poi l'idea di fare il libro. E nel nostro caso è stato davvero terapeutico»
In che modo ha funzionato?
«E' nato tutto in un anno e mezzo, durante una mia lunga tournée. Telefonarsi era complicato, non era mai il momento giusto: o io stavo facendo un'intervista o lei stava cucinando. Una di queste volte lei mi ha scritto una e mail risentita ma ironica e così è nato il carteggio. Rileggendo ci è venuta in mente l'idea del libro. Molte cose sono romanzate e inventate. Così ho ordinato e raggruppato un po’ di ricordi ed episodi e ne abbiamo aggiunti altri».
Dove si sente più a suo agio: nel cinema, nel teatro o in televisione?
«Mi piace cambiare, ma sicuramente in teatro, perché preferisco il contatto col pubblico».
E' la forza di Zelig?
«Zelig è in un teatro di quasi tremila persone. E' un pubblico pagante, per due ore di spettaiolo. Tutto esaurito per tutte le serate. A Zelig faccio il presentatore, è un aspetto del mio essere attore. Abbiamo cambiato tantissimi comici negli ultimi due anni, ma funziona sempre. Anche i vecchi attori presentano nuove cose, nuovi personaggi»
Quale calciatore e quale allenatore porterebbe sul palco di Zelig?
«Sicuramente Borriello. Non solo perché è bravissimo ed è del Milan, ma perché è molto ironico. A chi gli chiedeva se sapeva cosa stesse combinando Belen sull'Isola, lui rispondeva "Che ne so. Io guardo Zelig" (la trasmissione di Bisio è in contemporanea con l'isola dei famosi, ndr). E allora io lo voglio, anche solo per questa battuta. Mentre di allenatori porterei Ancelotti, lo conosco e mi piace per la sua grande pacatezza e anche lui è molto ironico»
Dal palco dell'Arcimboldi dl Milano, alle sale dei cinema: è appena uscito «Si può fare».
«Il cinema mi piace. II mio ultimo film è una storia bella e vera. Primi anni 80, quelli della Milano da bere, un sindacalista che crede molto nel lavoro e accetta di dirigere una cooperativa nata dopo la chiusura dei manicomi dalla legge Basaglia. C'è il disagio mentale, la necessità di non lasciare queste persone parcheggiate, ma di insegnar loro a fare qualcosa. Il risultato è positivo»
Ha fatto tanti film. si può dire se ce n'è uno che considera il migliore?
«Si può dire. E' come i dolci, anche se gli ingredienti sono buoni non è detto che la ciambella riesca col buco. In «Si può fare» la ciambella è perfetta. La storia è vera e dà una grande forza. La sceneggiatura è bella, gli attori sono bravi, soprattutto i «matti» sono perfetti. E poi non mi era mai capitato di sentire tanti applausi a fine proiezione. Il bello del cinema è pure questo: ricevere sun di complimenti mentre tutti ti guardano nelle sale ma tu sei seduto in pantofole sul divano di casa»
Perché le capita dl stare seduto sul divano in pantofole?
(risata) «Veramente mai»
E il Milan è una ciambella col buco?
«Siamo primi in classifica. Andiamo bene anche in coppa Uefa. D'altra parte vogliamo vincerla questa coppa, che ci manca in bacheca».
Lei è di Novi Ligure, al confine tra Liguria e Piemonte, perché tifa Milan?
«Tifo Milan da sempre. Forse perché anche Gianni Rivera era di Novi Ligure, come Umberto Eco, siamo tutti mandrogni. Comunque mio padre tifava Milan, è nato così naturalmente il mio tifo. Era il Milan di Rivera, Cudicini, Maldini padre. Quel Milan allenato da Nereo Rocco, che ho avuto la fortuna di vedere».
Per anni ha preso in giro gli interisti, ma ormai il gioco è finito.
«Insomma. L'Inter si fa male da sola. I miei amici interisti non vincevano scudetti da anni e noi milanisti vivevamo le stagioni fortunate di Sacchi e Capello mentre loro cambiavano e cambiavano allenatori».
Pare che l'allenatore lo abbiano trovato.
«Mourinho? Ah, sì certo... non so se è quello giusto».
A parte la fede rossonera c'è una squadra che le fa simpatia?
«Direi la Roma. E' la mia seconda squadra. Mia sorella ha sposato un romano e romanista e i miei nipoti sono tutti giallorossi. Poi mi piaceva la Roma di Falcao, Cerezo. L'anno scorso ho tifato molto perché vincesse lo scudetto, peccato. E poi sono pelato come Spalletti!»
Lei gioca a pallone? Lo sport c'è in molti suoi film.
«Ho smesso di giocare. Ero un terzino destro, uno duro. Ma ho lasciato per raggiunti limiti. Il fiato non mi manca, ma ho paura per le ginocchia e i legamenti. Mi sono allenato un anno con una squadra di rugby di Milano, per un altro film».
E la partita di pallone sulla spiaggia in «Mediterraneo» dl Salvatores è una partita vera?
«Certo, si gioca e si gira. Sono partite vere, poi si taglia e si prende il meglio».
Una cosa che lei ricorda con nostalgia sono le giocate a pallone da ragazzino nel cortili. Adesso se si vuol giocare a pallone bisogna andare alla scuola calcio.
«O all'oratorio. Mio figlio va lì a giocare. Si socializza, mi sembra una cosa bella che resiste. Fanno dei tornei veri, a 7 o a 5, ci sono le porte»
Motocicletta, bicicletta, tennis e che altro?
«Karate. Sono cintura nera»
Ha dato la sua voce anche ai cartoni animati, orgoglio del suoi figli?
«In effetti, per «L’era Glaciale» la scelta me la impose uno sguardo di mio figlio. Avevo il film a casa che ancora non era uscito nelle sale. Lo guardai con lui che rise come un pazzo. Non potevo dire di no».
Per festeggiare i 50 anni invece di un classico «compagni di scuola», ha radunato il gruppo di «Comedians».
«Sì, è stato proprio un bel regalo che mi sono fatto. C'erano Gabriele Salvatores, Gino e Michele, Paolo Rossi, Silvio Orlando, Antonio Catania e tutto il gruppo. Ci si vede poco, siamo sparsi tra Milano e Roma, non è facile incontrarsi tutti in una volta. A gruppetti sì, ma proprio tutti tutti insieme no».
“Comedians” è l'inizio della sua storia di attore.
«E' una storia di 25 anni fa. E' partito tutto da lì, dal teatro dell'Elfo, dopo gli anni alla scuola del Piccolo Teatro di Milano, un decennio importantissimo».
E' diventato amico di Daniel Pennac, il professore scrittore e padre di Benjamin Malaussène. La fortunata saga della famiglia. Lei ha portato in teatro li monologo «Monsleur Malaussène». Le sarebbe piaciuto avere un insegnante come Pennac?
«Come professore? Magari. Pennac è straordinario, è più di uno scrittore, è un inventore».
E il suo incontro con De André?
«Ho avuto la fortuna di conoscerlo. Ho interpretato il video di una sua canzone. C'era la volontà di mettere in sce¬na roba sua, così è andata con «La buona novella». Poi è stata la stessa Dori Ghezzi, sua moglie, a suggerirmi di recuperare «Storia di un impiegato» e così è nato «I bambini sono di sinistra».
Claudio Bisio, un simpatico umorista (era lo «stacchetto» dl Zelig), ma è più facile far ridere li pubblico o la propria moglie?
(ride) «Senz'altro il pubblico. La moglie, poi, dopo tanti anni e tante battute è difficile, come è difficile far ridere un comico. Però, quando ride lei...».

Teatro, risate e vita da matti¬: sì, si può fare

Le leggende narrano che sia stato trovato sotto un cavolo già adulto senza capelli: inizia così la biografia sul sito di Claudio Bisio, nato Novi Ligure il 19 mano del 1957, ma trasferitosi con la famiglia a Milano più che neonato. Nel '79 entra alla scuola del Piccolo Teatro. La svolta agli inizi lell'80 quando Gabriele Salvalores, del Teatro dell'Elfo, lo scritturò. Il cinema entra nella sua vita, fino al successo di “Mediterraneo”, Oscar nel '92. E anche tanta televisione: “Celito Lindo”, “Mai dire gol”, e il grande successo di Zelig. Bisio ha prestato la voce ai cartoni animati. E’ attualmente nelle sale cinematografiche con “Si può fare”, un film di Giulio Mnafredonia.

“Doppio misto” Diario di coppia con Sandra

Claudio Bisio e la moglie Sandra la loro partita se la sono giocata a colpi di penna: un diario tra lui e lei, a distanza e segreto. Questo è “Doppio Misto. Autobiografia di coppia non autorizzata”
(Feltrinelli), scritto a due mani dai coniugi Bisio. Dagli anni 70, in cui non erano coppia, alla loro unione. Disordine, incomprensione, ironia e soprattutto un progetto comune.
In parte vera, in parte romanzata è una storia d'amore, è la storia di una coppia come tante: nella quotidianità. negli impegni di lavoro, nella cura dei figli, nel tempo che passa. Il tutto visto con gli occhi di lui e di lei, che annotano ognuno nel proprio diario fatti ed emozioni del difficile compito della vita in comune.