DOPPIO MISTO
Grazia

6 VOLTE BISIO.Vi pare poco?

Testata
Grazia
Data
27 ottobre 2008
Firma
Stefania Rossotti
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Claudio Bisio arriva di corsa. E con l'etichetta del prezzo ancora attaccata ai pantaloni nuovi. Dice: «Mi sa che mi sono vestito troppo in fretta». Sorride, strappa il cartellino e si butta su una poltrona. Rilassato e inquieto.
Lui è così, un tipo doppio: uno che si muove anche se sta fermo. Uno che dice anche se sta zitto. Sarà la faccia, che cambia in continuazione. Saranno gli occhi, che guardano tutto contemporaneamente.
Comincia a parlare. E a fare confusione: risponde alle domande prima che tu le abbia finite, e poi chiede: «Scusa, che cosa volevi sapere?». Dice che ha poco tempo, ma poi allarga le risposte all'infinito. Saluta tutti quelli che provano a interrompere l'intervista, assicura che non disturbano affatto: e poi li mette alla porta. Dice di essere un ottimista e intanto ha gli occhi tristi. E qui per parlare del suo presente da star, ma continua a evo¬care il suo passato barricadero (Avevo vent'anni nel '77, non so semi spiego»).
Essere tutto e il contrario di tutto è, forse, nella sua natura. Sicuramente è nel suo curriculum, dove trovi - fra i tanti - un film da Oscar (Mediterraneo) ma anche un, perdibilissimo, film comico trash (Vacanze di Natale a New York). E ancora: c'è la presenza "militante" ai concerti per il Primo Maggio, ma anche la pubblicità dorata delle Pagine Gialle. C'è il teatro comico di Zelig, ma anche quello impegnato di Gaber.
E adesso c'è pure un libro: scritto a quattro mani con sua moglie, Sandra Bonzi: santa donna, a giudicare da quello che scrive di lui in Doppio misto (in uscita il 30 ottobre da Feltrinelli).
Bisio, ma che idea è scrivere in due? Con una moglie, poi, un comprimario tosto, immagino.
«E un'idea che ci è venuta vivendo. Io sto lontano da casa molti mesi l'anno, per lavoro. Una sera, dopo una telefonata venuta particolarmente male, Sandra mi ha scritto una mail. Io le ho risposto (due giorni dopo, per la verità) e così è cominciato un carteggio: serio e surreale, arrabbiato e divertito, rivendicativo e amorevole, come sono molti rapporti a due».
Scriversi come terapia di coppia: funziona davvero?
«Serve a “parlare con calma", a mente serena (!). E poi ti costringe a mettere tutto nero su bianco. Impossibile cambiare le carte in tavola, dopo».
Capito. Poi, però, avete deciso di dare tutto alle stampe. Spudorati.
«Alt. Il libro non è la raccolta delle nostre mail. Ci abbiamo lavorato molto: tagliato, cucito...».
Sta dicendo che non è vero niente?
«Diciamo che è tutto liberamente tratto dalla nostra vita. Ci siamo divertiti a mescolare le carte e a modificare piccoli particolari che sappiamo solo noi. L'importante è che si capisca il gioco di coppia. E il senso.
Cioè la ricetta di un amore di lungo corso: state insieme dal 1992 e avete due figli.
«So già la prossima domanda: come si fa a far durare una coppia?».
Visto che la domanda c'è giù, aspetto la risposta.
«Diciamo che io e Sandra abbiamo due vite parallele e complementari».
Andiamo oltre le formule geometriche, per favore...
«Voglio dire che siamo due persone distinte, ma indispensabili una all'altra. Lei sta bene con me, ma sta anche molto bene da sola. Quando esco di casa, per stare via mesi, lei tira un sospiro di sollievo: dice che, senza di me, è tutto più semplice e tranquillo. L'ha scritto anche nel libro ed è vero».
Anche lei, Bisio, sta bene da solo?
«Quando stai sul set per mesi, vivi in un mondo a parte. Ed è giusto così, o almeno: è inevitabile».
Dunque riassumiamo. Regola numero uno: tenersi alla giusta distanza. Poi?
«Poi, anzi prima, pensarla allo stesso modo sulle cose importanti: io e Sandra abbiamo la stessa idea di quello che è giusto e di quello che non lo è».
Che cosa non è giusto, Bisio?
«Non è giusto eludere le regole, vivere come se si fosse soli, senza guardare in faccia chi ti sta intorno. E quello che tentiamo di insegnare ai nostri figli, che tra parentesi, sono molto simpatici. Lo sono davvero: sono intelligenti, divertenti, stimolanti. Con due figli così non mi sogno neanche di mandare all'aria la famiglia».
Nel libro i figli sono citati mille volte, ma con due nomi falsi. Perché?
«Per proteggerli. Per essere liberi di scrivere quello che ci pareva, senza obbligare loro a renderne conto. Alice, la più grande, si vergogna un po’ di essere mia figlia».
Ma dai...
«Cioè: non si vergogna di me. Ma della mia notorietà: la imbarazza. Preferisce che non vada a prenderla a scuola: è timida, riservata, e questo mi piace tantissimo. Il piccolo, Federico, è l'opposto. Quando usciamo insieme tiene le pr, smista gli autografi...
E’ sempre bello essere riconosciuti?
«Non quando provano a fotografarti di nascosto, con il telefonino mentre fai la spesa al super. Quando li becco dico: smettila di fare il "Corona dei poveri", vieni qui e facciamo una foto insieme, io e te, abbracciati".
Ecco che torniamo al discorso delle regole.
«Bell'argomento. In questi giorni ho presentato l'ultimo libro dell'ex giudice Gherardo Colombo. Titolo: Sulle regole. Parlare di legalità mi piace, mi emoziona, persino».
Il comico e il giudice, un bel mix.
«Dai, non sono soltanto un comico: il 30 ottobre uscirà il mio ultimo film, Si può fare. Parla di malattia psichiatrica e legge Basaglia, e non c'è niente da ridere. E poi: a dicembre, sarò al teatro Strehler di Milano per mettere in scena un inedito di Giorgio Gaber».
Nel suo recente passato c'è anche un film di Natale tutt'altro che colto. Che cos'è? Uno svarione?
«No. Un tentativo. Mi ero messo in testa di provare a modificare un cliché. Volevo scaravoltare la formula del film commerciale di fine anno. Non mi ha capito nessuno: dicevano che l'avevo fatto per soldi. Figurati: la tv rende molto di più. E stata, semplicemente, la classica battaglia persa, una roba da Don Chisciotte».
Pentito?
«No: è il film più di “ricerca"che io abbia girato» (ride).
Bisio, quale il limite?
«Di che cosa?».
Davvero pensa di poser provare a fare di tutto?
«No. E non voglio nemmeno. Ho regole (ancora!), molte, precise. Per esempio: lavorare solo per cose che mi piacciono davvero. Secondo: mai fatto, e mai farò, telepromozioni, perché le trovo mortificanti. E ancora: sì alla pubblicità, ma no alla mia faccia appesa ai muri delle strade... Ho dei figli che girano per Milano».
In tutto questo "tanto", c'è qualcosa che le manca?
«Il tempo. Sono sempre in ritardo. Anche adesso: arriverò tardi a prendere mio figlio a scuola».
Ma se sono le 11 del mattino...
«Arriverò in ritardo, lo sento. Ormai sono in arretrato di ore, di giorni, di mesi».
Torniamo alle cose che non ha, a quello che le manca.
«La prospettiva di diventare un pensionato».
Perché non dovrebbe farcela?
«Perché a un lavoro come il mio non si rinuncia mai. O ti buttano fuori, oppure vai avanti a lavorare a oltranza, non puoi farne a meno. Stamattina, quando sono uscito di casa, ho visto un nonno e un nipotino. E ho pensato: questa cosa me la perderò, non sarò mai capace di vivere così. E questo è il brutto».
E il bello dov'è?
«Il bello è che, adesso, per tre giorni la settimana, lavoro a Zelig e gli altri tre vado a Roma per girare il prossimo film (Arrivano i mostri). Poi c'è il film in uscita, il libro con Sandra. E a febbraio esce un altro film: Ex».
Fermo mai?
«Se mi fermo cambio marcia e forse anche direzione».
E’ già successo?
«A vent'anni: quando, dopo una lunga crisi, ho mollato l'università per darmi al teatro. A quaranta quando ho perso un amico. E a cinquant'anni: quando mi sono accorto che erano proprio cinquanta. E che erano i miei»..

Backstage
PRIMA DI COMINCIARE L'INTERVISTA, PROPONGO A CLAUDIO BISIO UNA SPECIE DI GIOCO. PER CAPIRE CHI È LUI. VISTO DA LUI MEDESIMO. GLI CHIEDO DI DEFINIRSI CON CINQUE PAROLE (L’IDEA L’HO COPIATA DA UN VECCHIO FILM HOLLYWOODIANO). LUI SPALANCA GLI OCCHI E SPARA. VELOCISSIMO. DUE PAROLE: ATTORE E PAPA'. POI AGGIUNGE: PELATO. FINE, NON GLI VIENE IN MENTE ALTRO. POI SI GRATTA LA PELATA. SORRIDE E DICE «DAI METTIAMOCI ANCHE FEDELE, POI STRIZZA L'OCCHIO IO, VISTO CHE C'E ANCORA UNA PAROLA DA AGGIUNGERE. DIREI: IMPUNITO. O NO?

Foto di Marina Alessi