DOPPIO MISTO
Vanity Fair

Mai dire "A gonfie vele"

Testata
Vanity Fair
Data
29 ottobre 2008
Firma
Marina Cappa
Immagini
Immagine dell'articolo su Vanity Fair
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Qualche giorno fa stava facendo la fila in posta. Un signore lo guarda fisso e lo apostrofa: «Sa che lei dal vivo è molto più antipatico di come appare in tv?». Il signore sbagliava. Claudio Biso «Non ero arrabbiato, ero normalmente serio, mica faccio il buffone quando vado a pagare le bollette» al naturale è uguale a come si presenta in televisione: simpatico, diretto, di sicuro uno che «non se la tira».
Non solo: dal vero è anche la stessa persona che troveremo in libreria a fine mese, coautore con la moglie Sandra Bonzi di Doppio misto. Autobiografia di coppia non autorizzata. Il libro racconta la vita sentimentale di coppia e di famiglia (i Bisio hanno due figli: Alice, che ha 12 anni, e Federico, 10), vista da lei e vista da lui. Con qualche «aggiustata» naturalmente, Ma con molte verità su come si riesce a restare insieme nonostante il tempo che passa (sono 16 anni), nonostante le «pause di riflessione» con «scampoli di lontananza», nonostante un mestiere che porta lui a vivere mesi lontano da casa e lascia lei a tenere insieme la suddetta casa.
«A dir la verità, forse questo aspetto della lontananza per lavoro non è un handicap per la durata sentimentale, anzi quasi lo suggerirei ad altre coppie. Quando sono via, ma anche già mentre aspetto di partire, come adesso che starò via sei mesi per girare con Sabrina Ferilli il seguito del film-tv Due imbroglioni. e mezzo, loro mi mancano moltissimo. E il libro è nato proprio da una di queste separazioni forzate.»
Come?
«Un anno e mezzo fa ero in tournée e le telefonate sono sempre un problema in questi casi: i nostri orari non coincidono mai, lei chiama e io sto lavorando, io rispondo e lei sta cucinando... Così Sandra mi ha scritto una email, dove metteva giù alcune riflessioni su di noi. lo ci ho pensato un po’, poi le ho risposto dandole la mia versione dei fàtti: così è nata questa comunicazione epistolare, che è andata avanti per qualche mese. Era una faccenda personale, finché una sera, eravamo a cena con Daniel Pennac (l’autore francese di cui Bisio ha interpretato in teatro diversi testi, ndr), Alberto Rollo, direttore editoriale del la Feltrinelli, mi ha chiesto quando mi sarei deciso a scrivere un libro. E io ho risposto che il libro ce l'avevo: la nostra corrispondenza».
Pennac l'ha poi letto il libro?
«Non ancora, però mi ha incoraggiato, e ha scritto una frase per la fascetta: "Un libro di Bisio? Lo voglio subito!".
Con Sandra avevate già l'abitudine di scrivervi lettere?
«No. Però all'inizio del nostro rapporto lei mi ha mostrato un quadernetto nero, e mi ha detto che lì ognuno di noi avrebbe potuto annotare pensieri sparsi sull'altro. Con il patto che io non avrei mai sbirciato le sue parole, e viceversa».
Un patto difficilissimo da mantenere: chissà che curiosità.
«Veramente non ho mai letto quello che aveva scritto. Forse sono troppo pigro, anche per essere geloso.»
Sicuro? Nel Doppio misto c'è un episodio in cui, durante una «pausa di riflessione», Sandra è alle prese con un istruttore di vela. Invenzione?
«Tutto vero, compresa la gamba che si è rotta per l'occasione, quando lui le è saltato addosso nel catamarano. A distanza di anni, se mi capita di pronunciare la parola "catamarano", lei diventa tutta rossa.»
E la gelosia nel senso opposto? Lei lavora sempre con donne molto belle.
«Quando esco a cena con mia moglie, c'è sempre qualche cretino che mi chiede: "Ma dove l'hai lasciata Vanessa?", "Ma perché non hai portato Michelle?". Certo non fa piacere, né a lei né a me, però di qualcuna, come la Incontrada - che tra l'altro vive in Toscana, dove anche noi abbiamo una casa - , è diventata amica.»
La vita di coppia migliora o peggiora con gli anni?
«Migliora: si trova l'equilibrio. Anche se su alcune cose si continua a non capirsi».
Per esempio?
«Il cambio di stagione. Sandra si ostina a farmi mettere via gli abiti che considera estivi e tirar fuori quelli invernali, mentre io vorrei usare gli stessi pantaloni tutto l’anno».
Dal libro si capisce che lei è molto disordinato: pare che lasci calzini ovunque.
«Mah... Quello che lei considera il mio disordine, per me è ordine».
Sono spesso questi i dettagli che fanno scoppiare le coppie.
«Per alcuni aspetti, io so che Sandra sta meglio quando non ci sono, perché riesce a organizzarsi, noti deve gestire i miei orari impossibili... Ma noi non siamo una coppia e basta. Siamo in quattro: una vera famiglia, cosa che io ho voluto da sempre. In effetti i figli sono stato il primo a desiderarli, anche perché ho sette anni più di lei.»
Però, al momento del primo parto, non aveva la benzina per portare sua moglie in auto all'ospedale.
«Raccontiamola bene. Sandra aveva deciso di fare il parto in casa. Che cosa fai, ti preoccupi del pieno se partorisci nel tuo letto? Poi, c'è stato un piccolo intoppo e abbiamo scelto di andare in ospedale. Era vicino, si è trattato solo di trecento metri a piedi».
Fra una contrazione e l'altra.
«Sì, in effetti quella volta si è un po’ arrabbiata.»
E quando si arrabbia, lei come riesce a farsi perdonare?
«Non riesco a stare un giorno intero da arrabbiati. Così faccio di tutto: mi inginocchio davanti a lei, qualche volta striscio anche, e in genere riesco a farla sorridere».
Si pensa che chi fa ridere in pubblico poi in famiglia sia di umore cupo. Lei com'è?
«Noi ridiamo tutti molto. Io e Sandra giochiamo tanto con i bambini, ci divertiamo».
Però poi Alice, la vostra primogenita, a scuola rinnega di essere sua figlia.
«Lo ha fatto in prima elementare e lo ha rifatto, l'anno scorso, in prima media. Così io, che sorto uno un po’ preoccupato con i figli, vado davanti alla sua scuola con il casco, in modo da non essere riconosciuto. Almeno Federico (il secondo figlio, ndr) è orgoglioso del papà: quando la domenica pomeriggio andiamo al cinema insieme, lui organizza la fila degli autografi.»
La fermano spesso per strada?
«Abbastanza. L’aspetto curioso è che, da quando di recente ho ripreso a muovermi in metropolitana, lì nessuno mi blocca o chiede un autografo. Secondo me non sono sicuri che sia io: troppo improbabile incontrare sui mezzi pubblici uno che fa Tv. Invece io non mi muovo mai in città con l'automobile: o metropolitana o moto.»
Dal libro sembrerebbe che sua moglie non ami molto la moto.
«Io le prometto di uscire insieme e lei si fa tutta carina, va dal parrucchiere, indossa un vestitino attillato. Poi io mi presento con il casco e tutto il suo lavoro va a catafascio. Ma adesso ci ha fatto l'abitudine».
E come si fa l'abitudine al tempo che passa? Come li affrontate, voi due, i cambiamenti fisici?
«Io sono senza capelli da quando avevo 20 anni, li ho persi che ancora facevo il militare in Aeronautica. Però mi tengo in forma, sono anche cintura nera di karate. Quando ha compiuto 40 anni, Sandra invece ha avuto dei momenti di panico e, se io le dicevo che stava bene "anche" così, si incazzava nera: invece è bella, ed è normale che qualche segnetto in più ci sia. Non mi piacciono per niente le donne rifatte: una volta ho toccato un seno finto ed era tutto freddo... Brr».
Abituati da sempre a vederla calvo, la ritroveremo invece capelluto e con barba nel film Si può fare, che esce il 31 ottobre.
«Sono i capelli miei, quei pochi che avrei se non li radessi. Del film sono molto contento. È ambientato a Milano nell'82: poco dopo la legge Basaglia. Io sono un sindacalista sottoposto a mobbing, e mi ritrovo a lavorare con un gruppo di matti che organizza una cooperativa. È una storia vera, e quella cooperativa di parquettisti esiste ancora, ormai ha più di 500 soci».
I matti non sono matti veri?
«No, ma lo sembrano. La prima volta che li ho visti hanno ingannato anche me. Ci siamo trovati molto bene, io amo lavorare in gruppo. Per questo mi diverto a fare Zelig».
D'altra parte, dopo il diploma al Piccolo di Milano, le sue prime esperienze importanti sono state proprio di gruppo, al Teatro dell'Elfo di Gabriele Salvatores. Ognuno di voi Silvio Orlando, Gigio Alberti, Bebo Storti, Paolo Rossi, Antonio Catania ha poi seguito strade diverse. E probabilmente oggi lei è il più popolare di tutti. Gli altri saranno gelosi?
«Mi auguro proprio di no. Pensi che per anni io mi rodevo guardando Orlando: faceva film così belli e importanti... L’ho rivisto qualche mese fa, abbiamo girato insieme Ex di Fausto Brizzi (storie di separati, uscirà a San Valentino, ndr), e sa che cosa mi ha confessato? Che anche lui è stato invidioso di me. Della mia popolarità, della Tv. Chi l'avrebbe detto?».