ECCO LA STORIA
L'Espresso

Pennac letto da Bisio

Ascoltare lo showman che racconta le mie storie è un piacere narcisistico, dice lo scrittore. La musica di Paolo Silvestri colma di note i silenzi

Testata
L'Espresso
Data
14 giugno 2006
Firma
Giovanna Zucconi
Immagini
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Prima ancora di averlo scritto e forse addirittura prima di averlo immaginato, Daniel Pennac già autorizzava e anzi auspicava l'audiolibro da "Ecco la storia". Fra i "diritti del lettore" codificati nella sua celebre Carta dei medesimi, c'era infatti anche il diritto di leggere a voce alta. Era il 1992, il decalogo sul piacere e sulla libertà della lettura concludeva un volumetto ormai di culto intitolato "Come un romanzo". E fra i romanzi di Pennac "Ecco la storia", che è del 2003, è forse quello che maggiormente istiga al passaggio dalla pagina alla voce, dalla scrittura all'oralità: a partire dall'inizio, che riecheggia il c'era-una-volta delle favole e cattura in un patto incantato e giocoso il lettore-ascoltatore: "Facciamo che in un qualche paese dei Tropici vi sia un dittatore che... ".

In quel condizionale, in quell'ipotesi di condivisione fra chi narra e chi legge oppure ascolta, c'è appunto la condizione d'inizio di ogni racconto: facciamo che ci addentriamo, insieme, in questo territorio fantastico. "Ecco la storia", il romanzo più "orale" di Daniel Pennac, è anche quello che più e meglio esplora la nascita del racconto, i suoi meccanismi, il libero gioco fra vita vissuta e vita immaginata.

L'idea del libro, ha spiegato Pennac, gli è venuta un giorno mentre fantasticava dondolandosi sull'amaca, «luogo magico che mi permette di immaginare tutte le storie del mondo». E nel romanzo una storia scaturisce da un'altra storia, un personaggio germoglia da un altro: per sfuggire a una profezia, un dittatore agorafobico sceglie un sosia, che a sua volta sceglie un sosia... E la parabola sul potere in una immaginaria dittatura sudamericana scivola in un poetico racconto sul potere dell'immaginazione. Ecco la storia è anche un inno d'amore per il cinema, partendo da un episodio (forse) autobiografico: in una piazza notturna, nell'interno del Brasile, due uomini appoggiati alle biciclette guardano ridendo una luce livida ai loro piedi, è il bagliore di un vecchio televisore collegato di straforo a un lampione, che trasmette un film di Chaplin...

Luoghi, immagini, persone, personaggi, storie, destini. Da leggere senza timore reverenziale, appropriandosene, anche non silenziosamente. Claudio Bisio, già interprete teatrale di Pennac con “Monsieur Malaussène” nel '97 e con il monologo “Grazie” nel 2005, è dunque il portavoce (porta-voce) di tutti i lettori, tutti altrettanto liberi di declamare, urlare, bisbigliare queste pagine. Sappiamo che Pennac per primo verifica ciò che scrive leggendosi a voce alta. Bisio, con Giorgio Gallione alla regia e Paolo Silvestri alle musiche, è ora la sua voce, la nostra voce.