Amore, Bugie e Calcetto
Magazine-Corriere della sera

I film ai tempi della crisi

Testata
Magazine-Corriere della sera
Data
24 aprile 2008
Firma
Pietro Calabrese
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CORSI E RICORSI STORICI: MUTAMENTI PROFONDI DEL PAESE E STATI D’ANIMO GENERALI NON PROPRIAMENTE OTTIMISTI COINCIDONO SEMPRE CON UNA STAGIONE CINEMATOGRAFICA FELICE. COME DIMOSTRANO LE ULTIME PELLICOLE NELLE SALE ITALIANE

C’è sempre una stagione felice e fortunata del nostro cinema che sembra coincidere con mutamenti profondi del Paese e stati d'animo generali non propriamente ottimisti. E stato così nell'immediato dopoguerra con l'Italia in ginocchio e al tempo stesso la voglia di ricostruire, di fare, di tornare a sperare. Fu allora che sbocciò il primo grande cinema italiano, la stagione del neorealismo. Ci furono Rossellini, Visconti e De Sica, che precedettero di pochi anni le visioni di Fellini. Poi arrivò un periodo di stasi, ma tornò gagliardo il nostro cinema tra la fine degli anni Sessanta e gli inizi dei Settanta: c'era lo choc della crisi petrolifera, il terrorismo sotto casa, le domeniche a piedi, le città deserte dopo il tramonto e l'incertezza del domani. Nacque in questo clima angoscioso, con la gente che sembrava avere perso la fiducia, una filmografia di valore che si fece conoscere in tutto il mondo. E furono soprattutto le opere di Scola e Rosi. Monicelli e Risi. Insieme a una felice generazione di attori straordinari a dar loro manforte. Era come se il copione di quella stagione fortunata ripetesse quello degli anni Cinquanta.
E’ quanto sta capitando oggi. C'è una forte crisi economica internazionale, il nuovo choc dei prezzi del petrolio, il precariato, la difficoltà per i giovani di trovare un lavoro stabile, comprare una casa, programmare il futuro, fare dei figli. Come nel1950, come nel 1970. Sto di proposito schematizzando al massimo, perché è chiaro che ogni anno, ogni film, ogni situazione rappresentano realtà complesse, articolate e diverse tra loro. Eppure io credo che questa ripetizione storica, se così si può chiamare, esista e si stia riproponendo. Prendiamo tre degli ultimi film usciti nelle ultime settimane, opere di giovani registi: Tutta la vita davanti, Amore, bugie e calcetto, e lo straordinario Non pensarci. Tutti fotografano, ognuno alla propria maniera, l'Italia dei giovani precari e degli adulti in crisi di identità, le difficoltà economiche e il bisogno di certezze senza le quali ogni vita sbanda. Queste storie di vissuto quotidiano divertono e fanno pensare, sono raccontate senza strafare, senza volgarità, senza ammiccamenti. Qualcuno, come Amore, bugie e calcetto (quanto è bravo Claudio Bisio), con divertente ironia, qualcun altro, come Tutta la vita davanti, di PaoloVirzì, con più amarezza ma senza indulgenze o strizzatine d'occhio verso lo spettatore. Il terzo, di Gianni Zanasi, Non pensarci, è veramente un bel film con uno straordinario Valerio Mastandrea, che non sbaglia un battito di ciglia nel disegnare il suo personaggio.
E poi due bravissime attrici: Anita Caprioli e Angela Finocchiaro. Guardate la prima in Non pensarci, e poi paragonate la sua recitazione alle moine e ai broncetri delle varie Mattina Stella o Laura Chiatti. Ha una bella faccia la Caprioli, e soprattutto ha talento davanti alla macchina da presa. Angela Finocchiaro in Amore, bugie e calcetto è formidabile nella parte della moglie cardiologa di un Bisio cinquantenne che si rifiuta di crescere. Se facesse l'attrice a Hollywood sarebbe una caratterista da Oscar. Insomma, gode ottima salute il nostro cinema e fa buoni incassi. Sono due belle notizie, a prescindere dalla situazione generale del Paese. O forse, come spiegavo prima, proprio per questo.