I bambini sono di sinistra
Gigio Alberti

La prima volta

7 Agosto 2002. Ore 15. Squilla il telefono. È Claudio.
"Ho deciso di fare un nuovo spettacolo, sono qui in Toscana, se ti capita di passare di qui magari ne parliamo un po'. Sempre se ti va"

8 Agosto. Ore 13. Sono seduto a tavola con Claudio e famiglia.
Mi va.
Non ne ho perso uno di spettacolo di Claudio, perché dovrei perdermi questo?

"Mi piacerebbe partire dalle canzoni di "Storia di un impiegato" di De André. Sono bellissime, sono state scritte nel ‘71 e sembrano scritte ieri. Poi c'è Michele Serra, ci ho già parlato, mi scrive dei pezzi nuovi… c'è il suo ultimo libro di racconti e ce ne sono almeno due che potrebbero andare bene, mi ha dato anche i suoi corsivi. Terruzzi anche scriverà qualcosa, qualcosa di suo già ce l'ho, ho i pezzi che avevo fatto con Rocco Tanica, qualcuno l'ho già addirittura provato col pubblico e funziona… e poi naturalmente ci sono tutti i pezzi vecchi."
(Claudio non butta mai via niente. Riprende in considerazione con ammirevole fiducia pezzi che avranno 15 anni. Sono tutti ordinatamente catalogati per anno ed argomento in cartellette che non so come sembrano non conoscere la polvere. E ogni nuovo spettacolo vengono tirati fuori per essere di nuovo e a malincuore scartati. È democratico in questo. Nessun pezzo escluso è escluso per sempre.)

"Ma è uno spettacolo o un serial?" dico.

"Meglio troppo che troppo poco, no?"

"Certo" dico.
Non lo penso.
Ma lo dico.
Non si può cominciare un lavoro col piede sbagliato.

"Noi selezioniamo il materiale e magari scriviamo qualche pezzo di collegamento”.

Questo mi entusiasma! Sui collegamenti siamo fortissimi. Dateci due argomenti anche i più disparati da collegare e noi colleghiamo. Qualcuno potrà dire che non è una grande arte. Difatti non lo è. Ma quanto è bello collegare due cose che non c’entrano niente una con l’altra senza che nessuno si accorga poi che non c’entrano niente una con l’altra!

Si parte.
Di giorno si legge: io leggo tutto quello che Claudio ha già letto per mettermi in pari, Claudio legge i corsivi di Serra.
I CORSIVI DI SERRA SONO 700-750 PAGINE!
TUTTI / I CORSIVI / CHE SERRA / HA SCRITTO / NELLA SUA VITA!
“Unità”, “Repubblica”. Tutti.
Credo che scrivesse corsivi già a 12 anni. Non ci giurerei ma su di uno mi è sembrato di leggere l’intestazione “Corriere dei piccoli”.
Claudio li legge, li sottolinea, li ordina, li classifica, li seleziona, li taglia… questo per 4-5 ore al giorno. Se Serra dovesse mai fare un libro coi suoi corsivi lo chiami, metà del lavoro editoriale è già stato fatto.
Fa tutto questo sdraiato su un’amaca. Che è fantastica per rilassarsi, pensare, fare finta di pensare e dormire, dormire e basta. Meno per tenere a bada 700 fogli non rilegati in una ventosa estate toscana e cercare di dargli un ordine.
Ma quando si alza verso sera è sempre molto soddisfatto e ottimista: "Ho trovato pezzi che sono già perfetti così!" dice procedendo anchilosato e ingobbito verso casa.
Sandra, la moglie, lo guarda un po’ preoccupata.

La sera si cerca di mettere assieme un possibile scheletro di spettacolo. Così… provando a raccontarselo un po’. In libertà.
Quando vediamo che non ne esce niente di buono andiamo a letto. Ma tranquilli. Se non è oggi sarà domani.
E invece l’indomani è di nuovo fumata nera. E il giorno dopo ancora. E così via. Testimoniano questo periodo di disorientamento i titoli dello spettacolo che si succedono l’un l’altro.
Ricordo, fra i molti, “Appunti di viaggio” (se sono appunti di viaggio nessuno può chiedermi che lo spettacolo abbia un filo dall'inizio alla fine, no?), “Storia di un impiegato e di un non so”, “Prostata e nuvole” (un piede nella fossa e uno nell'alto dei cieli! Ogni spettacolo dovrebbe essere così) e “Cronache marxiane”.
L’arrivo di un bellissimo pezzo di Terruzzi, “I bambini sono di sinistra”, risolve il Tototitolo ma non il problema. La cosa non sta insieme. I pezzi comici non legano con De André. I corsivi di Serra fanno a cazzotti coi pezzi di Terruzzi. I nostri collegamenti sono impotenti. Tutto gira a vuoto.

Claudio prende una decisione sofferta ma drastica.
Farà non uno ma due spettacoli. Uno coi pezzi più comici e surreali “Ma subito! Il prossimo anno, appena ho finito questo di De André! Perché funzionano, e poi io mi voglio divertire, voglio sfogarmi un po’, voglio essere demente non intelligente”, l’altro seguendo una linea più realistica.
La rinuncia ai pezzi comici lo prostra, ma vedere la quantità di fogli con cui non dovrà più avere a che fare lo rimette di buon umore.

Dato che il materiale è diminuito passiamo dalla fase orale (Il racconto. Preciso per i maligni) a quella pratica. Il taglia e cuci. Con le fotocopie. Forbice, scotch, penne di vari colori e via. Spezza, giunta, scoccia, incolla, taglia, aggiungi, sfronda, smembra, smussa, stacca, pota, riduci, mischia, separa, incidi, scorcia, abbina, accoppia, aggrega, allaccia, annetti, appiccica, assembra, attacca, avvicina, collega, coagula, concatena, concentra, congiungi, mescola, inserisci, lega, raccorda, riunisci, ricomponi, salda, stringi, conglomera, raduna, monta e rismonta, mischia e alla fine della serata sul tavolo tra una marea di ritagli di carta c’è un possibile - dico possibile - copione.
I bambini alla mattina si svegliano e ci fanno sopra colazione. Latte, biscotti poi qualche disegno, barchette, aeroplanini.
Non importa. Tanto non era quello giusto.
Ma… ci avviciniamo.
Direi che ci siamo quasi.
Resta la prova finale. Che funziona così.
Claudio prova a raccontare lo spettacolo a Sandra, sua moglie.
Se Sandra lo ascolta fino alla fine lo spettacolo c’è.
Se Sandra va a letto no.
E Sandra va a letto.
Una. Due. Tre. Quattro volte.
Claudio comincia a preoccuparsi. “A me sembrava che filasse. Sìì, forse c'è ancora qualcosa da limare ma roba da distrarsi un po’, non da andare a letto… e poi scusa ma cos'è tutto questo sonno? Sarà mica malata?”

Parto per qualche giorno lasciando un Claudio molto meno sicuro di quando ero arrivato. Quando ritorno trovo un’altra persona. Sorride. Aperto. Sicuro di sé.

“L’altra sera eravamo a cena con alcuni amici, ero un po’ su di giri, e ho voluto provare a raccontarlo. Ero molto su di giri se devo dire la verità. E’ rimasta fino alla fine: era entusiasta, quasi commossa!!”

“Dimmi cos'hai cambiato? Com’era?”

“Ah questo non me lo ricordo! T’ho detto che ero un po’ su di giri. Ma se ha funzionato l’altra sera vuol dire che può funzionare ancora. Ci siamo”

E aveva ragione.
Lo spettacolo naturalmente è cambiato ancora mille volte. Di quello che ha raccontato lui quella sera sarà rimasto credo non più del 30%, ma la certezza che la cosa poteva funzionare sono sicuro che Claudio l’ha avuta per la prima volta quella sera lì.