Romanzo d'appendicite

Romanzo a puntate pubblicato su Vivimilano (inserto del Corriere della sera) dal 12 marzo al 7 maggio 1992

Ricordate Rapput? Come no, la scorsa estate è stata la canzone che ha fatto divertire tutti portando in classifica il vocione e la faccia di Claudio Bisio, attore di teatro, Tv e cinema (nella banda Salvatores) e ora. anche cantante (o quasi). Bene. Claudio Bisio ritorna sul luogo del delitto (di Rapput). In esclusiva per Vivimilano svela i retroscena di quella storia. Ha scritto un «romanzo d'appendicite» per chiarire come andò quella vacanza in Grecia. Il romanzo a puntate arriva direttamente via fax dal Messico, dove Bisio sta girando un film.

Prima puntata: La banda Bisio

Erano in quattro. Claudio, che per comodità chiameremo Luca; Paolo, che per pudore chiameremo Andrea; Emilia, che per necessità chiameremo Giulia e Claudia che per omologazione chiameremo Lucia.

Epoca: fine anni Settanta, perché ogni volta che si pronuncia o si scrive o si legge la parola annisettanta, ti vedi la faccia di Mughini, Ferrara, o al meglio Santoro che chiosa, specifica, interpreta... e ti parte uno sbadiglio? Riappropriamoci della parola annisettanta! Ci sono state anche cose piacevoli negli anni Settanta. Per esempio la mia prima limonata (bacio alla francese. Che però avvenne con una pugliese). Il mio primo rapporto sessuale, che ricordo ancora oggi come una cosa dolce, emozionante, eccitante. E se ci fosse stato qualcuno con me sarebbe stato anche più eccitante. Era una copertina dell'Espresso, quando era ancora formato grande. Poi ho conosciuto Panorama, tabloid, e allora... L'Espresso ci rimase molto male, ma tant'è (E CHI SE NE FREGA).

Ambiente: Milano. La Milano che non era ancora da bere, né doveva stare su due ruote. E loro, loro quattro, se la vivevano Milano, anche senza VIVIMILANO (ah, ah, ah). Andrea la sapeva lunga. Voleva fare il giornalista e nel frattempo scriveva cruciverba per una rivista di quartiere. Alternativa. Anche il cruciverba era alternativo. Difficilmente riuscivi a risolverlo se non conoscevi tutti i pettegolezzi relativi alla sinistra alternativa, la vita e le opere di Silverio Corvisieri, la vera identità di Aurelio Campi (che era uno pseudonimo, e in realtà era il segretario di... due orizzontale, quattro lettere).

Luca frequentava un'improbabile facoltà scientifica di cui non gliene fotteva niente, ma odiava gli amici che si erano iscritti a filosofia, scienze politiche, lettere, che lui definiva «parolai». In realtà frequentava con molto impegno un centro sociale tra i più fatiscenti e piccoli della città, che era misconosciuto e scagazzato (potrei dire «snobbato», ma sarebbe inesatto. Era proprio scagazzato). E all'interno del centro sociale, che era diviso in collettivi, Luca frequentava il corso di teatro, che era il più scagazzato dagli altri collettivi. Quelli del corso di teatro erano considerati dei «fighetta». E forse lo erano. Il manifesto che propagandava il corso recitava così: CORSO DI CONOSCI TE STESSO. Era tenuto da un argentino alto, biondo (sic!), che girava con pantaloni larghi e sandali e collane ai piedi e braccialetti al collo. Tutti i partecipanti al corso urlavano moltisimo, correvano, facevano delle capriole le più pericolose delle quali venivano chiamate SALTO DELLA TIGRE, e, dal momento che le stanze del centro erano poche, utilizzavano quella delle riunioni generali srotolando all'inizio e riarrotolando alla fine una moquette da un tanto al metro che in realtà non era tanto, ma per loro era talmente tanto che la presero usata. E si vedeva. Ma loro ci si rotolavano urlando. A pensarci bene non erano tanto fighetta.

A questo punto dovremmo parlare di Giulia e Lucia, ma lo spazio a nostra disposizione è abbondantemente finito e come in tutti i romanzi d'appendice che si rispettino (anche se non ne ho mai letto uno) occorre rimandare alla prossima puntata.

Seconda puntata: Avventura sotto il tetto – La nonna li sorprese

Eccoci alla seconda puntata di questo romanzo d'appendicite. Dopo la pubblicazione della prima puntata, molti mi hanno chiesto cosa significhi esattamente. Bene, non ho difficoltà a svelare che è semplicemente una storpiatura-parodia del romanzo d'appendice. E cos'è un romanzo d'appendice? Cito dallo Zingarelli (pag. 1515) «...pubblicato in appendice a giornali e, in senso spregiativo, opera letteraria macchinosa e aperta ai gusti più grossolani del pubblico». Ecco, io sto cercando di fare esattamente questo.

Inoltre, cosa che lo Zingarelli non dice, solitamente questi romanzi venivano pagati a righe. Ecco, vedete? Anche questa notizia che vi ho appena dato potrebbe essere collocata nella serie «notizie-colte-che-nonfanno-mai-male» (come anche in quella «e-chi-sene-frega»), ma in realtà serve soltanto ad aumentare il mio onorario (anch'io ovviamente sono pagato a righe)… ma non esageriamo.

L'ambiente era Milano. Il periodo gli anni Settanta. I personaggi in questione: Luca, Andrea, Giulia e Lucia. Di Luca e Andrea abbiamo già parlato (vedi puntata n. 1. So che fa incazzare, ma anche a me capita sempre quando leggo Dylan Dog e sul più bello arriva il professor Hicks e un maledetto asterisco ti dice “vedi Dylan Dog n.14, «Fra la vita e la morte»”) Giulia invece era timida, apparentemente introversa, figlia di operai comunisti, sani. Faceva finta di avere un debito culturale nei confronti dei suoi compagni, di non saper parlare, ma non era così. Era illibata. Ancora per poco. stava con Luca. Parlava effettivamente meno degli altri, ma la testa lavorava sempre, e anche il cuore. E anche la fantasia.

Uno degli aneddoti che avevano più sconvolto Luca e che amava raccontare di Giulia era questo: Sabato pomeriggio. I genitori di lei sono fuori per il weekend. Lei invita lui a casa. Finora è tutto classico e anche un po' scontato. Letto dei suoi, disfatto. Corpi, nudi. L'illibatezza non era stata toccata, ma tutto il resto sì.

Suona il campanello. Panico. Lui, «Cazzo, i tuoi!».

Lei: «No, è mia nonna».

«Come tua nonna?». Lui non conosceva neanche l'esistenza di una ipotetica nonna.

«Sì, abita qui di fronte. Avrà sentito che sono in casa e mi vuole portare la cena per stasera». Nel frattempo il campanello continua a suonare con insistenza e loro due a parlare sottovoce. Lui, agitatissimo: «Cosa facciamo adesso?».

Lei, stracalma: «Niente. Aspettiamo che se ne vada».

«Ah... ma non è che avrà le chiavi?».

«Certo che ce le ha».

«Ma allora sei cretina! Cioè, ti voglio bene... ma sei cretina!».

Lei: «Non ti preoccupare, con le mie chiavi nella toppa non potrà mai aprire».

«Ah.»... Pausa... Rumore di chiavi che tentano invano di aprire. Il campanello smette di suonare. Rumore di ascensore. Pausa.

Lui: «Ma allora lei sa che tu sei in casa».

«Beh, sì».

«Tu sei pazza! Quella è andata a chiamare i pompieri! Penserà che stai male. Arriveranno con le scale, romperanno i vetri, ci bagneranno tutti!...».

«Perché devono bagnarci?».

«Ma non lo so… è un classico… i pompieri… e poi le domande. La polizia. Lei chi è, cosa ci faceva qui, dov'era la sera del...».

Rumore di ascensore. La nonna con la portinaia. Entrambe tentano di aprire la porta, poi urlano «Giulia, apri! Lo so che sei lì!». Altri vicini dal piano di sopra. Lui, urlando sottovoce: «Dì qualcosa. Presto!...».

E qui, ecco che scatta la genialità, la fantasia, la libertà di pensiero, la concretezza operaia temperata, appuntita dalla necessità. Lei comincia a piangere forte. Una vera crisi isterica che avrebbe entusiasmato l'insegnante argentino di «Conosci te stesso» (vedi puntata n. 1). E a urlare «Lasciatemi in pace! Vi odio tutti!!! Andate via! Non voglio vedere nessuno! Lasciatemi sola! Vi odio, vi odio!». E giù singhiozzate di pianto.

La nonna, la portinaia, i vicini cercano per un po’ di calmarla, poi capiscono che non è il caso e se ne vanno.

Luca stesso è commosso. Vedere piangere una persona è sempre coinvolgente. Lei si asciuga le lacrime e sorride. Ridono entrambi. Sono ancora nudi, sotto le coperte. Forse per lei l'illibatezza potrebbe anche crollare adesso. Ma è lui che si sente impreparato.

Troppe emozioni in un giorno solo. In realtà il tempo ci sarebbe, perché ormai Luca dovrà aspettare notte fonda per aprire quel maledetto chiavistello e uscire da quella stramaledetta porta.

E lui ancora oggi giura di aver visto, uscendo di casa in piena notte, sul pianerottolo, l’occhio magico della nonna aprirsi e scrutare in silenzio.

Terza puntata: I quattro fanno progetti – Vacanze in Grecia

Siamo ormai alla terza puntata di questo romanzo d'appendicite (per una definizione esaustiva vedi puntata n.2) e ancora non è successo niente (questa è una delle caratteristiche fondamentali di questo genere letterario così giustamente bistrattato). Ci siamo limitati a dire... (avete mai notato che spesso i narratori usano la prima persona plurale anziché singolare? Perché? Nel mio caso, anzi, nel nostro caso è semplice. Perché vogliamo cercare di coinvolgere quante più persone possibili nelle stronzate che dico, pardon, che diciamo. Il plurale dà il senso di una comunità, un olimpo di persone che tramite discussione, proposte di una maggioranza, emendamenti di una minoranza, successiva votazione democratica, giunge a una corretta impostazione della forma e soprattutto della sostanza delle cose da dire. Viceversa il lettore, soprattutto di un quotidiano, è quasi sempre solo e si sente intimorito da tanta pre-meditazione. Niente di più falso! Chi scrive è sempre solo e chi legge «sono tanti». Nel mio caso poi, che non ho neanche una macchina da scrivere portatile ed essendo in turné sono costretto a scrivere in giro per alberghi, camerini, sale d'aspetto, e hall, vaporetti, vespasiani, tearoom, case d'appuntamento, fermate di bus, traghetti, terrazze, salotti, bagni, spiagge, canotti, foyers, androni... A pensarci bene, meno male che non ho una macchina da scrivere! Nel mio caso, dicevo, la parola scritta a biro sul primo pezzo di carta che trovo (e visti i luoghi che frequento vi lascio immaginare su che tipi di carta possa essere!) è quanto di più precario, provvisorio, imperfetto possa esistere. Ma tant'è. Questa lunga digressione abbastanza inutile ha l'unico scopo, come i lettori già sapranno, di aumentare il mio onorario visto che sono pagato a numero di righe.

Dicevo che ci siamo limitati a dire della nostra storia che l'ambiente è Milano, l'epoca la fine degli anni Settanta e i protagonisti quattro giovani: Luca, Andrea, Giulia e Lucia. Di Luca e Andrea abbiamo già detto (vedi puntata n. 1); di Giulia anche (puntata n. 2); manca Lucia.

Lucia aveva un ovale quadrato, un lieve strabismo di Venere e i bulbi oculari decisamente ipertiroidei. Detto così sembrebbe un cesso. E invece no. Era l’amica del cuore di Giulia, anch e se l'estrazione sociale della famiglia era molto diversa. I suoi erano sicuramente ricchi. nessuno ha mai approfondito la professione del padre, ma vista la casa, la zona, eccetera, doveva essere avvocato, notaio o dentista. Anche Lucia era di sinistra (chi non lo era in quegli anni? Già, chi non lo era? Qualcuno ci sarà pure stato!). Però quella sinistra «culturalizzata» che univa alcuni principi-base del marxismo-leninismo a corsivi da terza pagina del «Corriere della Sera». Per farla breve, era tra i pochi ventenni di allora che leggeva Goffredo Parise. Stava con Andrea.

Ecco, ora che la storia storia sta iniziando, io sto finendo lo spazio a mia disposizione. Vi posso solo dire che la primavera è scappata e che l’estate bussa alla porta. Prima che qualcuno vada ad aprirle, occorre che i nostri amici si organizzino. Tema dei loro ultimi incontri è: le vacanze. Dopo avere scartato ipotesi quali: il Conero in moto (Andrea non aveva la moto), il Trentino a cavallo (nessuno aveva il cavallo) e Santa Margherita dai, e coi genitori di Andrea (nessuno li conosceva, tranne Andrea. E nessuno aveva intenzione di conoscerli, compreso Andrea)… una ipotesi fece breccia nella mente di ciascuno di loro… ne avevano sentito parlare ma nessuno c'era mai stato... aveva un che di esotico, ma europeo; solare, ma ricco di antichi misteri; mediterraneo, ma non come Arma di Taggia... la Grecia!!!

Quarta puntata: Accade qualcosa d’imprevisto – Luca sonnambulo fortunato

Parlavamo dunque di quattro amici: Luca, Andrea, Giulia e Lucia. Luca e Andrea erano molto amici. Quegli amici per la pelle che si stimano, si invidiano, si copiano, si completano a vicenda. Quelle amicizie fondamentali nella vita che servono davvero a «conoscere te stesso» o a «CONOSCI TE STESSO», come recitava il manifesto del corso di teatro che frequentava Luca. (Vedi puntata n.1). Servono a conoscere te stesso perché sono uno specchio. C'è una simbiosi nell'amicizia di una certa età che ti fa parlare, muovere, giudicare allo stesso modo. Sono quelle amicizie che viste dall'esterno risultano subito antipatiche, perché impenetrabili. Chiunque cerchi di entrarvi cozza contro mura, steccati, ponti levatoi, olio bollente; fatti di risolini, linguaggi in codice, ammiccamenti. In somma, visti dall'esterno gli amici di quei tipo sono un po’ stronzi. Soprattutto quando cerca di intromettersi un'altra persona, peggio se dall'altro sesso, che magari vorrebbe addirittura avere un rapporto di affetto con uno dei due.

Ed è così che Luca e Andrea, due amici un po' stronzi di questo tipo, avevano incontrato e deciso (deciso è la parola giusta) di avere rapporti con un'altra coppia di amiche e cioè Giulia e Lucia, anche loro viste dall'esterno sicuramente un po' stronzette.

Ormai è deciso. Quest'estate: Grecia. Tutti «Sì, dài. Una bella isola deserta, due chilometri di spiaggia tutta vuota, col capanno, i pescatori, le grigliate sulla spiaggia...» Erano gli anni Settanta. Non era ancora uscito RAPPUT e si poteva ancora andare in Grecia senza essere insultati. Ma tome tutti i romanzi d'appendice che si rispettino. (anche se confesso di non averne mai letto uno) a questo punto deve accadere qualcosa di imprevisto. Se fosse un bel drammone faremmo ammalare di un gravissimo male uno dei quattro che insiste perché gli altri vadano in vacanza senza di lui, a divertirsi, loro che possono... Se fosse un racconto a sfondo sociale faremmo licenziare il padre di Giulia. Giulia che non ha i soldi per partire, anzi vuole usare i mesi estivi per fare la sguattera in un ristorante o la operaia in una fabbrica metallurgica, o addirittura vendendo il suo corpo a sconosciuti; e perché no, all'amico più caro del suo ragazzo, ad Andrea, liberandosi così una volta per tutte di quella maledetta illibatezza che la perseguita dalla nascita…

Ma questo è solo un romanzo d'appendice, e allora accade che: Corso di «CONOSCI TE STESSO» - Interno sera. Luca, molto concentrato, esegue insieme agli altri un esercizio atto a sentire lo spazio che ci circonda. Al buio. Vagola con le braccia in avanti stile sonnambulo e inavvertitamente sente tra le mani qualcosa di morbido, ma al tempo stesso bello sodo: sono i seni di Marta, una ragazza più grande di lui che fa la professoressa di italiano (di ruolo! NdA) e che si è iscritta al corso probabilmente per conoscere se stessa. E invece conosce Luca. Al buio. È amore a prima vista. Anzi, a primo tatto.

Luca decide di raccontare tutto a Giulia senza che questo debba incidere minimamente sulla loro vacanza in Grecia. Così pensa lui. Giulia è scossa. Ha gli esami di maturità il giorno dopo. «Non potevi dirmelo dopodomani?» sono le uniche parole che le escono di bocca. E questo è solo l'inizio di una piccola tragedia.

Quinta puntata: Vacanze in Grecia, addio! – E in sogno apparve Sora Lella

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI - Luca e Andrea, due amici per la pelle, si 'fidanzano' con due amiche per la pelle, rispettivamente Giulia e Lucia. Decidono di andare insieme in vacanza per la prima volta. In Grecia. Ma poche settimane prima di partire, Luca durante un corso di teatro (per l'esattezza corso di “CONOSCI TE STESSO”) tenuto da un argentino biondo, incontra Marta. Ed è subito amore. Racconta tutto a Giulia. Essendo un corretto, pensa lui. Essendo uno stronzo, anzi un grandissimo stronzo, pensa lei, anche perché glielo dice proprio alla vigilia dei suoi esami di maturità...

Effettivamente Luca non sta uscendo molto bene da questa storia, ma incominciamo col dire che Giulia supera brillantemente gli esami di maturità (58/60). Sicuramente non per merito di Luca, ma intanto... Inoltre, nonostante la storia con Marta paia essere seria, Luca non vuole rovinare le vacanze agli amici. Andrà lo stesso; anche con Giulia, se lei lo vorrà.

Paraculo! (NdA) Giulia è inquieta. Vuole assolutamente parlarne con Lucia, cerca una solidarietà tra donne. Intanto quella notte fa davvero uno strano sogno.

È mercoledì, il giorno del gruppo di studio sulla condizione femminile. Oltre a lei ci sono anche Lucia, Simona e Marta, la nuova ragazza di Luca, che fa la professoressa in italiano (di ruolo!). Marta comincia a leggere ad alta voce. Le altre seguono sulle fotocopie. Marta si fa prendere dal gusto della lettura, concentrandosi sulle tonalità e sulla dizione, perdendo completamente di vista il senso di quello che sta leggendo. Le altre, come accade in questi casi, si smarriscono, non seguono più. Pensano ai fatti loro. Marta finisce di leggere. È il momento della discussione: Lucia si accende una sigaretta dalla parte del filtro e comincia a parlare: «Secondo me il punto più interessante è quando l'autrice fa riferimento ad una costruzione dell'identità per contrapposizione». «Giusto!» urla Simona senza motivo. Le altre si guardano. «Sì, anche perché la rimozione nel caso di una figlia femmina non può essere totale e l'identificazione si esprime ad un livello più inconscio, meno consapevole, e vissuto perciò come irrazionale», puntualizza Simona scolandosi una vodka tripla.

Ad un tratto si apre la porta ed appare Sora Lella che nessuno riconosce perché non è ancora stata al Costanzo-show. È seduta su un piedistallo. Sembra il commendatore del Don Giovanni.

«Ahò, fie mie ma che state a fà? Date retta a me, andatevene a divertì che poi quanno c'avete la mia età ve tocca er digiuno coatto. Artroché. Ahò. Ma guarda che me tocca da sentì. Quattro belle ragazze che se stanno a martorià co 'ste fregnacce. Me cojoni».

Le quattro amiche si guardano, si scrutano negli occhi, poi cominciano a leggere ad alta voce, tutte insieme, all'unisono, un articolo di Giorgio Bocca. La Sora Lella viene assalita subito dalle convulsioni, ma alla fine la Cosa che è in lei deve soccombere e abbandonare il suo corpo. Con le lacrime agli occhi per la gioia, la Sora Lella ringrazia le ragazze e se ne va canticchiando «El purtava i scarp detenis».

Giulia si sveglia in piena notte, confusa. Cosa voleva dire questo sogno? Certo, per saperlo basterebbe entrare in analisi, ma costa troppo e ci vorrebbero almeno tre anni per capirlo bene. Si riaddormenta sforzandosi di non sognare più. E invece sogna ancora, più volte, e cioè nell’ordine: un albero che viene sradicato da un'enorme mano proveniente dal cielo, un uccello che viene colpito da un bazooka, un grattacielo che impedisce la vista del sole che crolla su se stesso liberando i raggi di sole, infine lei che con una motosega trancia il membro di Luca che si trasforma in un cannolo siciliano che lei divora con avidità. Cosa vorrà dire?

Ora comunque è più sollevata. Ha deciso, non andrà in Grecia. Lo comunica a Lucia che con un gran pianto e una risata insieme decide di restare con lei. «Ma come, e Andrea?» Ben gli sta. Così impara a essere amico di uno stronzo». «E dove andiamo?» «In Toscana. Mio cugino ha una casa coi cavalli». «Ma tu ci sai andare?» «Certo, l'altra volta ho mentito (vedi puntata N.3). Insegno anche a te. Cavalcano all'americana, come i butteri. E’ facilissimo».

«Affanculo la Grecia». «Affanculo!».

Sesta puntata: L’incredibile svolta – Finiscono a Patrasso

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI - Luca e Andrea, due grandi amici, dovevano andare in vacanza, in Grecia, con le rispettive ragazze: Giulia e Lucia. Tutto era stato progettato o quasi Ma Luca, sensibile a certe tentazioni, si innamora improvvisamente di Marta, lo dice a Giulia che decide ovviamente di non partire più con loro. E anche Lucia rinuncia. Andranno in Toscana da un cugino che ha tanti purosangue e una fattoria dove cavalcare alla maniera dei butteri. Luca e Andrea rimangono soli con quattro biglietti Brindisi-Patrasso.

CASA DI ANDREA
Interno notte. Luca: «Mi dispiace che sia finita così. Ma ci tenevi così tanto a Lucia?». Andrea: «No, no. Non eravamo neanche una coppia vera e propria...». «E allora perché quella faccia?». «Che faccia? Guarda, se non fosse per i due posti-ponte che ho già pagato, la tenda a due piazze, lo sdoppiatore di cuffie per il walkman, il materassino matrimoniale, la doppia stuoietta e il tandem che ho già prenotato, non sentirei affatto il peso di restare da solo». Luca, con entusiasmo: «Non ti preoccupare, ho già un'idea». - Andrea, con molto meno entusiasmo, si tocca di nascosto.

CASA DI LUCA
Interno giorno. È sabato pomeriggio, i genitori di Luca sono fuori città, Luca telefona all'amico: «Presto, vieni». Appena Andrea varca la soglia capisce qual era l'idea. Con Luca c'è Marta, la sua nuova ragazza, e fin qui va bene; Anna e Claudio, due amici comuni che si sapeva essere a caccia di idee per le vacanze, e va ancora bene; e... Bettina, di cui gli avevano parlato perché era stata appena lasciata dal ragazzo!

«Eh no! Questa e una trappola, un tranello, mi state fregando, non ci sto!», pensa Andrea, ostentando un sorriso di convenienza. Bettina non può definirsi una bellezza, ma spesso le ragazze non carine suppliscono con una grande dose di disponibilità. Bettina no. E squadra Andrea dalla testa ai piedi più di quanto non faccia lui con lei. Anna e Claudio sono una vecchia coppia di amici. Lei, bella, giunonica, solare; lui magro e di Lotta Continua. Ormai è fatta. «È stato più facile comprate altri due biglietti che venderne quattro» si giustificava Luca. Andrea non parla. Guarda storto anche Marta, anzi soprattutto Marta che per lui è la causa di tutto.

3 Agosto. Inizia il viaggio. Infinito. Milano-Brindisi in autostop, Brindisi--Patrasso sui famosi posti-ponte a suonare la chitarra; Patrasso-Atene in pull mane ad Atene la prima tappa: pernottamento in un ostello della gioventù che tiene rigorosamente separati i maschietti dalle femminucce (Andrea è contento); poi visita al Partenone e alle vicine Cariatidi dove ad Andrea scappa una battuta poco felice: «Bettina, guarda le tue sorelle!». Visita alla Placa dove ognuno di loro cerca di fregare uno di quei braccialetti con le palline che I Greci hanno sempre in mano (per rilassarsi? Per pregare? Per giocare? O solo per farsi vedere dai turisti?).

Il colpo più grosso lo tenta Marta che, senza dire niente a nessuno, si infila nella borsetta uno scialle ricamato a mano. Gli altri se ne accorgono solo quando sentono il proprietario del negozio che la insegue urlandole «Puta! Puta!» che in greco penso voglia dire «ladra». Scappano tutti in diverse direzioni e quando si ritrovano al punto prestabilito (a pensarci bene un punto fetente in cima all'Acropoli) Luca ha un'altra sorpresa: è riuscito a rubare davvero senza che nessuno se ne accorgesse un vestitino di cotone che regala a Marta. Le sta benissimo. Marta è felice.

Ad Andrea tutta questa dolcezza fa vomitare. Claudio insinua che in realtà l'abbia comprato di nascosto. Luca annuisce arrossendo. Marta ancora più felice. Andrea comincia a credere che l'idea, il concetto di coppia sia una cagata. Il giorno dopo c'è un postale (traghetto che porta la posta nelle varie isole del Dodecanneso, NdA) che parte dal Pireo all'alba. Decidono di dormire al porto, col sacco a pelo. Andrea impiega due ore a cercare di trasformare il suo sacco a pelo matrimoniale in due singoli. Bettina senza ironia gli dice: «Guarda che non ti mangio mica». Andrea molla tutto e va a farsi una canna con dei ragazzi portoghesi (nel senso di «provenienti dal Portogallo», perché nell'altro senso lo erano un po' tutti). Arriva l'alba è con essa la polizia che preleva a tutti i saccopelisti il passaporto e sa ne va. Ognuno è costretto a far su le sue cose in pochi secondi, infilarsi le scarpe, svegliarsi (è comunque consigliabile prima svegliarsi, poi infilarsi le scarpe) e seguire il proprio passaportoin mani straniere. Si forma un lungo corteo. Andrea non c'è. Betti na raccoglie anche la sua roba. C'è dell'affetto nei suoi gesti (solo affetto?)…

Settima puntata: Che giornate a Serifos! – Sull’isola dei nudisti si capitola

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI - Luca e Andrea sono grandi amici. E rimangono tali anche quando Lucia lascia Andrea solo perché Luca ha lasciato Giulia. Sembra un gioco di parole, ma è la verità. Lucia, tra Giulia e Andrea, non ha avuto dubbi: ha scelto Giulia. Ma anziché rinunciare al viaggio in Grecia organizzato da tempo, Luca rilancia; partiranno in sei: Luca e Marta, la sua nuova ragazza; Anna e Claudio, due amici simpatici; Andrea e... Bettina, l'incognita.

Risolto un piccolo inghippo al Piréo, i nostri sei sono ora sul traghetto postale che fa tappa in quasi tutte le isole del Dodecanneso. Dal ponte del traghetto le osservano, una per una, per scegliere quella giusta. Trovarne una che piaccia a tutti non è facile. A un certo punto, Bettina urla «Questa, questa, questa!»; nessuno osa contraddirla.

Sbarcano a Serifos. Si installano sulla spiaggia dei nudisti. L’unica che si spoglia subito è Bettina che non si vergogna affatto del pallore della pelle, né di quei simpatici rotolini di grasso sui fianchi. Gli altri indugiano. A poco a poco è un capitolare di magliette, pantaloncini, pezzisopra, pezzi sotto. L'ultimo è Andrà che è rimasto tutto il giorno all'ombra, vestito, col cappello, gli occhiali e la sigaretta in bocca (non aveva mai fumato, NdA). Gli fanno un gavettone (se lo merita, NdA). Non di acqua (forse questo non se lo meritava, NdT).

Passano le giornate a leggere. Marta legge «La questione agraria» di Kautsky (si scrive così? Ed è proprio lui il famoso rinnegato?). Claudio e Anna leggono «Il gioco delle perle di vetro» di Herman Hesse: con due libri, identici. Fanno la gara a chi è più avanti... Claudio, di solito. E a chi ha capito più cose... Anna, sempre. Luca non legge niente, si abbandona pigramente alla noia, prende il sole. Avrebbe portato anche lui un libro, ma è «Il gioco delle perle di vetro» di H. Hesse e sinceramente non osa confessarlo, proprio lui che si sente così originale!

Bettina fa tutto il giorno castelli di sabbia sul bagnasciuga (?). E Andrea, all'ombra, passa le ore davanti all'unica Settimana Enigmistica portata dall'Italia (se sapesse che ci sono ben tre «giochi delle perle di vetro»!). Ha un feeling particolare con Bartezzaghi (spesso, individuata una parola, ne indovina addirittura la definizione). Ma questa volta, avendone solo una e molto tempo a disposizione, si è messo in testa di risolverla tutta: dalle spirali ai rebus, dai sette piccoli errori a «Il tenero Giacomo» (è sempre stato convinto che «Il tenero Giacomo» fosse un quiz, la cui soluzione si trova nell'ultima pagina). Finché un giorno si alza dalla tana, all'improvviso, prende la chitarra e fa una nota (un La), poi indica la spiaggia, mostra un avanzo di mortadella e un barattolo di marmellata di more (avevano portato veramente di tutto) e dice laconicamente «Sette parole: 2;4;1;3;5;4;5».

Si guardano. Lo guardano. Invano. Andrea non scioglie l'enigma. Solo a notte fonda, gli altri sentono Bettina dalla tenda che urla ridendo: «Ma che cavolo vuol dire? Ah! Ah! Tu sei scemo! LA-SPIAGGIA-MORTA- DELLA-MORE, fin qui c'ero arrivata. Ma LA SPIA «G» GIA' MORTA DELL'AMORE cosa vuol dire? Dall'amore, semmai. Non dell'amore. Dovevi fare MORTADALLA; ah no, mortadalla non esiste... peccato. Allora dovevi fare prima una MORTA e poi Lucio DALLA... ah, ah, ah!!!».

Le tre settimane che seguono si srotolano tutte uguali, tra turni per andare in paese con le ghirbe a fare rifornimento di acqua e viveri, partite di pallavolo con i nudisti nord-europei, il «Gioco delle perle di vetro» che più si va avanti e meno si capisce; e i rebus-viventi che ogni tanto Andrea improvvisa sulla spiaggia.

Mi rendo conto che il periodo vissuto sull'isola, che doveva essere il clou della storia, non ha niente di eclatante (questa è un'altra caratteristica dei romanzi d'appendicite: scegliere una storia principale assolutamente insignificante). Ma è anche una caratteristica delle vacanze, che più le aspetti e più ti deludono. Meglio l'attesa (cfr «Il sabato del villaggio» di G. Leopardi).

L'unica cosa, che si può raccontare è l'insofferenza di Andrea che, da quando ha finito la Settimana Enigmistica propone di partire, vedere altri posti, visitare Epidauro dove danno i «Persiani» di Eschilo… Invece l'isola è stupenda, la sabbia finissima, l'acqua trasparente, i nudisti (e le nudiste, NdA) bellissimi, biondi, ma con i capezzoli scuri. Non c'è niente da fare. Andrea fa parte della schiera degli eterni scontenti, un po’ nervosi e un po’ arrabbiati, che vorrebbero essere sempre in un altro posto; di quelli che, ad esempio, sono in Uruguay e pensano: «Ah, se fossi in Paraguay!». Andrea è così.

O, meglio, lo è diventato. II momento più triste per lui è la sera, quando, prima o poi, ognuno dovrà andare nella propria tenda. Più si fa tardi, più diventa patetico. Si inventa giochi divertentissimi e lunghissimi pur di non andare in tenda solo con Bettina.

Finché un giorno lei glielo dice: «Guarda che non dobbiamo mica scopare per forza». Lui, in silenzio, accusa il colpo. Le sorride, ma la odia. Ha sempre odiato le persone troppo sincere...

Ottava puntata: La ritirata di Grecia – Quindici anni dopo sui Navigli

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI – E così siamo arrivati alla fine. Questa è’ultima puntata del «romanzo d’appendicite» che Claudio Bisio ha scritto in esclusiva per Vivimilano svelando i retroscena di quella misteriosa vacanza che poi ha generato la canzone Rapput. Anche questa puntata è arrivata via fax dal Messico, dove il Bisio sta girando «Puerto Escondido» con Salvatores, Diego Abatantuono e la Golino. Il fax è arrivato in redazione pochi minuti prima che il gruppo prendesse l’aereo per Hollywood, destinazione Oscar.
Nota per i più distratti. Sì, in «Mediterraneo» c’è anche lui, il Claudio, quello che all’Oscar ci somiglia in modo naturale.

Caro lettore, siamo giunti all'ultima puntata. Te lo dico così, senza molti preamboli. Io confesso di essermi divertito. E la cosa che mi ha divertito di più è che, dopole prime puntnte ho avuto carta bianca dagli editori.

Spedisco dei gran fax che vengono pubblicati senza controllo né censura. Ad esempio: se io ora scrivessi xbeesz, sono convinto che loro lo pubblicherebbero, pensando si tratti di un modo di dire, o di un neologismo, o di una licenza poetica. Buffo.

Torniamo alla nostra storia. Ormai è inutile un riassunto delle puntate precedenti; se uno ha letto almeno una puntata, capisce di che cosa stiamo parlando; se non ne ha letta neppure una, eviti dl leggere anche questa. Luca, Marta, Claudio, Anna, Andrea e Bettina, li avevamo lasciati a Serifos, isola greca a vivere queste sofferte vacanze. Luca, Marta e il loro amore tutto da scoprire; Claudio, Anna e il loro «Gioco delle perle di vetro» che non finisce mal; Andrea, Bettina e la loro tenda comune che ogni giorno diventa più stretta. Il ritorno è lungo quanto l'andata: Atene-Patrasso-Brindisi... Ma più frettoloso. Ognuno di loro vorrebbe già essere a casa. L'ultima tappa è un campeggio di Vasto, da cui ciascuno inforcherà da solo o in coppia, comunque in autostop, la strada per Milano. Siamo ai saluti. «Io non sono una che si dimentica tanto facilmente una faccia, ma per te farò un'eccezione». Sono le ultime parole che Bettina rivolge ad Andrea. Andrea non ride. Luca prende Andrea in disparte: «E ora, ti cercherai una nuova ragazza?». Andrea: «Nuova... anche, se ci ha su un po’ di chilometri, per me è lo stesso». Luca non ride. La vacanza ha modificato anche il loro rapporto. Si danno appuntamento a casa di qualcuno per rivedere le «diapo». Poi si ricordano che nessuno ha fatto della «diapo». Silenzio. Anna rompe il silenzio: «Sarebbe bello ritrovarsi tutti in un ristorante greco, quello che c'è sui Navigli e farci una scorpacciata di souflaki col Retzina (Retzina - tipico vino greco con sapore resinato, A qualcuno piace. Agli altri fa schifo N.dA)

FEBBRAIO 1992 (Bar Magenta - Interno/esterno giorno) -- Sono passati quindici anni da quella vacanza in Grecia. La cena a base di souflaki non c'è mai stata. Andrea è seduto a un tavolino. Dai vetri intravede Luca davanti alla vetrina di Buscemi. Lo raggiunge. Sta guardando la copertina del suo disco appena uscito. Si abbracciano. E si raccontano. Andrea ora è caposervizio di un importante settimanale. Ma non ha smesso di amare i cruciverba. Luca fa il cantante. E ci ride su. «Ti ricordi quell'estate in Grecia…».

«Chissà che fine avranno fatto gli altri... Anna e Claudio per esempio».

«Si sono lasciati pochi mesi dopo».

«Lo so».

«Ha sposato il maestro di shiatsu che le ha curato una fastidiose cefalea»

«Cosa non si fa per gratitudine».

«Già», ridono.

«Voglio confessarti una cosa», dice Andrea. «Sai che ho avuto una storia con Anna dopo il viaggio in Grecia?».

«Anch'io», ribatte Luca.

«Anch'io», incalza un avventore.

«Anch'io», aggiunge un altro passante.

«E con Marta come è andata?».

«È una storia lunga. Tornati dalla Grecia abbiamo deciso di provare a vivere insieme. Abbiamo preso una casa dietro via Torino. Un abbaino, però la mattina si sentivano le campane di S. Ambrogio».

«Bello?».

«No, due palle, iniziavano alle sette... Poi, un giorno, Marta decide di partire con un'amica. America»

«Sud America?»

«No, gli «Steits». Non l'ho più vista».

«Vi siete lasciati?»

«No, non ci siamo lasctati Lei è là. Per un po' mi ha anche scritto. Ho saputo da un'amica che insegna italiano all'università di Berkeley. Comunque s tin giorno dovessi rivederla farei finta di niente e le direi "Beh, ti sembra 1'ora di tornare?"». Ridono.

«E Bettina, te la ricordi? Quella che chiamavi barilotto di caramello senza cervello. Che fine avrà fatto?».

«È mia moglie». Lungo silenzio.

La morale di questa storia la lasciamo a te, o lettore, anche perché a noi sinceramente sfugge.

FINE

P.S. - Questa puntata è un po' più breve delle altre. Primo: perché non sapevo più cosa scrivere. Secondo: perché ho scoperto solo ora di non essere pagato a righe ma a puntate. Terzo: perché non voglio che un romanzo d'appendicite (che è già un romanzo d'appendice acuta) diventi un romanzo di peritonite.

Buio. Risate. Sipario. Luce. Applausi. Inchino. Buio. Tonfo. «Ahia». Luce. Risate. Gestaccio. Fischi. Insulti «Vieni qui a dirlo». Vai lì a dirlo. Rissa. Sipario.

Nona puntata: L’autore aggiunge una postilla – E picchiarono Pirandello

Quando feci ritorno dal set di Puerto Escondido e varcai la soglia di casa, tutto mi sembrò cambiato. Non so, come una sensazione di disagio... gli oggetti, i miei oggetti che avevano accompagnato la mia esistenza mi sembravano ora ostili: la lampada sempre rimasta, docile, accanto alla libreria, ora si ergeva al centro della stanza con fare minaccioso, i cassetti rimasti chiusi per mesi ora erano spalancati come bocche affamate e urlanti, i libri sparsi sul pavimento... il vetro della finestra appoggiato sul tavolo... «Per la Madonna di Guadalupe, i ladri!» esclamai.

Tutto ciò che prima era aristotelicamente collocato secondo categorie unitarie di spazio, tempo, azione, a cui avevo aggiunto la personalissima categoria del colore (tutti gli oggetti verdi con quelli verdi e così via), ora era preda del caos. La mia maglia rossonera schiacciata tra una pianta sempreverde e le pagine gialle; i King con i Jefferson; gli Editori Riuniti sparpagliati per tutta la casa. Insomma tutti i miei cimeli raccolti in trentacinque anni violati da mani senza nome. «Piccoli ponticelli, ridicoli stecchi che tendiamo nella vita per valicare gli abissi» direbbe Buzzati. «Porcatroia» dissi io. Eppure c'era tutto. Persino le mie verdi babbucce a forma di S. Bernardo.

Sentii il bisogno di lavarmi (anche perché non lo facevo da settimane) e di fare quelle tipiche cose che si fanno quando si torna da un lungo viaggio all'estero; mangiare un piatto di spaghetti o una pizza (o tutte e due); leggere quanti più numeri arretrati della Gazza (Gazzetta dello Sport, NdA); suonare un po' di mandolino; vedere Blob; andare a salutare la mamma (che è quella che ci ha preparato pizza e lasagne, ci ha conservato tutti i numeri della Gazza, il mandolino, e ha redatto un blob tutto suo). Noi possiamo ricambiarla, la mamma, facendole donazione di qualche quintale di roba sporca, di quella che «non c’è fretta, ma di camicia me n’è rimasta una sola». Non feci niente di tutto questo. Andai a letto non preoccupandomi di riordinare ciò che altri avevano impunemente disordinato e, accarezzando il mio peluche di un metro e ottanta, bionda e con gli occhi azzurri, mi addormentai esausto.

All'indomani mi svegliai con la speranza di aver fatto soltanto un brutto sogno. Purtroppo non era casi Ne parlai col mio analista. «Lei dovrebbe considerare quest'evento come un segnale di trasformazione - mi disse -. Evidentemente sente il bisogno di liberarsi del suo passato». Quando però gli risposi che non avevo nessuna intenzione di rinunciare al mio peluche, né tantomeno alla bandiera rossonera, lui non disse niente. Mi triplicò sempliceniente la parcella. Ma tu pensa se fra tanti anaisti proprio un interista mi doveva capitare! Nel fare ritorno a casa salii per sbaglio sul tram che un gruppazzo di trentacinquenni spiritosi aveva affittato per festeggiare il compleanno di un amico. Tra loro riconobbi subito Andrea (il caporedattore di un importante settimanale con la passione del cruciverba, protagonista del mio romanzo d'appendicite) che mi accolse urlando: «Bisio, mai sentito parlare di deontologia professionale?» Non ebbi il tempo di rispondergli che dietro di lui riconobbi l'insegnante argentino di teatro (quello della 4 puntata). Ancora non ebbi il tempo di stupirmi che ricevetti uno Yokogeri-Keagé alla bocca dello stomaco dal maestro di Shiatsu di Anna, che era anche maestro di Karaté. Poi la grande sorpresa. Grande, in tutti i sensi: Sora Lella seduta in fondo al tram su una fila da quattro posti, con in mano la MIA scatola di germogli di soia surgelati.

«Ammazzate ahò, nun c'era gnente a casa tua. Me so' dovuta attaccà a questi. Boni».

«Erano dunque tue quelle mani profanatrici!» dissi io con piglio accusatorio.

«Sì, embè?» rispose minacciando di infilarsi due dita in gola.

«No, niente, dicevo così».

E poi vidi Marta, tornata apposta dall'America, e la nonna di Giulia che mi spiava da dietro l'obliteratrice... e poi tutti e sei si avvicinarono lentamente, le mani protese, come degli zombi… quando io ebbi l’illuminazione. «Ma certo, voi non siete altro che sei personaggi, io sono l'autore.... voi siete i SEI PERSONAGGI IN CERCA D'AUTORE! ».

Ma loro non si fermarono e cominciarono a picchiare sodo. Solo allora capii la differenza fondamentale tra me e Pirandello.