La buona novella
Corriere della Sera

La buona novella del Cristo che anticipò il ’68

Una rivoluzionaria interpretazione dei Vangeli nelle canzoni di de André
Un libro e una cassetta propongono lo spettacolo teatrale tratto dal celebre album del cantautore genovese

Testata
Corriere della Sera
Data
26 novembre 2002
Firma
Fernanda Pivano
Immagini
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Qualche settimana fa il gruppo Pfm ha festeggiato a Milano il suo trentennale alla discoteca Alcatraz gremita di giovani adoranti e ha eseguito le canzoni, come ha detto uno di loro, «fin dal principio». E’ stato commovente sentire dal vivo brani famosi che ormai erano filtrati dai cd; ma la commozione ha raggiunto un culmine inaspettato quando è venuto sul palco Cristiano De André, col suo violino di cui è uno straordinario virtuoso e con la sua voce che somiglia sempre più a quella di Fabrizio. Dopo il chiasso festoso della Pfm ha cantato una canzone del padre, quella del vecchio pescatore che «aveva un solco lungo il viso / come una specie di sorriso» e «versò il vino e spezzò il pane / per chi diceva ho sete ho fame».

Il tenero, drammatico, mondo di Fabrizio ha invaso la sala con le sue parole magiche e siamo stati in molti a piangere come se l'assassino del pescatore fosse lo stesso che ha ucciso lui, lasciandoselo alle spalle con «la memoria» che «è già dolore / è già il rimpianto di un aprile».

Quella sera tornando a casa ho trovato il libro di Einaudi con lo «spettacolo» di Giorgio Gallione elaborato da La buona novella, dieci brani che Fabrizio ha scritto nel 1969 e registrato nel 1970 (poco dopo la storia del vecchio pescatore ucciso all'ombra «dell'ultimo sole»); ispirandosi, ha detto, ai Vangeli apocrifi di autori «armeni, bizantini, greci, perché erano una versione laica della storia di quell'eroe rivoluzionario che era Cristo, che predicava la Fratellanza universale».

Il primo di quei dieci brani invoca lodi al Signore; il secondo racconta l'infanzia di Maria secondo il protovangelo di Giacomo, fratellastro di Cristo, dice: «Guardala, guardala, scioglie i capelli / sono più lunghi dei nostri mantelli» e narra che dopo essere rimasta reclusa nel Tempio del Signore nove anni «viene fatta sposare secondo il rituale dell'epoca... a un anziano falegname».

Il falegname l’accoglie ma va a lavorare fuori dalla Giudea per quattro anni. Il suo ritorno è narrato nel secondo brano dell'opera, nel terzo è narrato il sogno di Maria resa madre da un Angelo quando «per un giorno, per un momento / è corsa a vedere il colore del vento», nel quarto è narrata la maternità di Maria, «femmine un giorno e poi madri per sempre / nella stagione che stagioni non sente».

Ogni brano è seguito da un brevissimo commento di Fabrizio e qui il commento dice: «La buona novella, pubblicata in piena contestazione studentesca, non fu capita. Perché tra la situazione di Gesù e quella di certi casinisti nostrani c'era una bella differenza: chi combatteva per una realtà integrale piena di perdono, altri combattevano per imporre il loro potere».

Nel quinto brano è raccontato il lavoro del falegname che con la pialla fa tre croci «due per chi / disertò per rubare / la più grande per chi guerra / insegnò a disertare», nel sesto brano si descrive Gesù sulla Croce, nel settimo si descrive il pianto di Maria nel Calvario, nell'ottavo si commentano i Comandamenti, nel nono, il più polemico, di Cristo si dice: «Non voglio pensarti figlio di Dio / ma figlio dell'Uomo, fratello anche mio».

Nel commento a questo brano Fabrizio lamentandosi dell'incomprensione di alcuni dice: «Non avevano capito che La buona novella è un'allegoria, che paragona le istanze più sensate della rivolta del 1968 con quella della vita di Cristo».

E stato detto di tutto su questa Buona novella, ma sembra che il problema di Fabrizio sia un problema mistico più che religioso; dopo che nelle poesie precedenti ha cominciato a temere la sfiducia, a essere invaso dal sarcasmo più che dall’ironia, nella Buona Novella forse questo processo si è concluso. I suoi personaggi, la sua gente libera (fuori dai sepolcri imbiancati, incapace di discriminazione, con gli occhi spalancati sulle ingiustizie del mondo, con denuncia bruciante per i falsi poteri e tenerezza senza confini per la debolezza degli uomini, con inorriditi pensieri per la guerra e ostinate speranze di non violenza e di pace, con amori incapaci di regole e inerme pazienza per disgrazie e dolori) questa gente libera qui si ricongiunge alle proposte di quell'«eroe rivoluzionario che era Cristo e che predicava la Fratellanza universale».

La buona novella comincia con una favola che sembra felice e invece viene distrutta dalla realtà; ma nel venire distrutta ci appare ancora una volta, in piena polemica, il dono magico dell'umanità di Fabrizio: «Nella pietà che non cede al rancore / madre, ho imparato l'amore».

Vita di Gesù narrata da Claudio Bisio

Il cofanetto che Einaudi Stile libero dedica a «La buona novella» di Fabrizio De André è composto da un video della durata di 80 minuti con lo spettacolo integrale messo in scena dal Teatro dell'Archivolto e da un volume di 127 pagine che contiene tutti i materiali dello spettacolo più due scritti originali di Claudio Bisio e del regista Giorgio Gallione, una nota di Carlo Boccadoro sull'elaborazione musicale e una scelta dei Vangeli apocrifi.

Protagonisti di questa sorta di sacra rappresentazione laica, portata in tournée con grande successo nella stagione 2000-2001, sono Claudio Bisio, Lina Sastri, Leda Battisti.